Il progetto realizzato con RFI e Coopération Suisse

Gorilla FM: “una voce nel cuore della natura”

In occasione della Giornata mondiale della radio, un nuovo progetto dalla Repubblica democratica del Congo: un’emittente “ecologica” situata nel cuore del Parco nazionale Kahuzi-Biega. La radio resta uno degli strumenti principali delle comunità africane per far sentire la propria voce.

di Claudia Agrestino

Inizierà a trasmettere ufficialmente il 20 marzo dalla sua base situata proprio nel cuore del Parco nazionale di Kahuzi-Biega (Repubblica democratica del Congo) la nuova stazione radio Gorilla FM, progetto realizzato in collaborazione con RFI Planète radio, Coopération suisse e l’ONG Internews.

Caratteristiche distintive? Si tratta di una radio “ambientale”, come l’hanno definita i suoi creatori, che si occuperà di sensibilizzare riguardo i temi dell’inquinamento e dell’educazione al rispetto dell’ambiente stesso. La sua posizione geografica è anch’essa perfettamente in linea con il tema, così come l’équipe che lavorerà al progetto, cioè giovani e soprattutto abitanti del posto, Pigmei compresi.

Il fatto che sia collocata all’interno del polmone verde della regione, patrimonio Unesco dal 1980, ha uno scopo ben preciso e cioè quello di avvicinarsi il più possibile a chi qui vive, e allo stesso tempo portare a conoscenza di tutti, anche al di fuori del parco, e possibilmente fino al cuore dello Stato, i problemi relativi alla deforestazione e all’inquinamento.

Questo sarà attuato attraverso la realizzazione di inchieste, il racconto di progetti messi in atto per la salvaguardia dell’ecosistema, il lancio di notizie legate al territorio, il tutto condito da buona musica congolese, selezionata per gli ascoltatori. Non mancheranno rubriche legate ai temi della salute, dell’agricoltura, dell’allevamento, della pesca, dell’alimentazione e nemmeno un bollettino di informazione assemblato grazie a notizie fornite da corrispondenti sparsi in tutta l’area.

Tra i primi articoli pubblicati sul sito web (già attivo anche se ancora in costruzione), un’inchiesta sull’inquinamento della città di Bukavu e del Lago Kivu, causato dalla cattiva gestione dei rifiuti e dalla poca sensibilizzazione della popolazione locale. Ancora, il racconto del progetto di un giovane congolese che con l’aiuto di artisti, attraverso canti e danze, si impegna a diffondere coscienza per la preservazione dell’ambiente, arrivando anche alle autorità con lettere ed esortazioni.

Radio: la voce dell’Africa

Fin dall’epoca coloniale lo strumento della radio è stato in Africa un mezzo di comunicazione fondamentale, quello che riesce a raggiungere proprio tutti: usato per la propaganda o la contro-propaganda in alcuni casi, come canale per trasmettere informazioni utili alle popolazioni (soprattutto nei campi dell’istruzione e della sanità), come voce sovversiva. A volte con scopi negativi, per fomentare odio etnico e conflitti, a volte proprio per contrastarli, brandendo la bandiera della pace e della riconciliazione.

Dalle trasmissioni radio in lingua francese e inglese, a quelle in lingua locale con la nascita delle cosiddette “radio rurali” che promuovono la partecipazione diretta delle comunità, sia nell’ascolto che nella produzione stessa dei programmi. Semplici giornali orari o stazioni tematiche, con sempre maggior spazio lasciato ai giovani.

In Burundi la “Ndafise Ikibanza” è stata creata nel 2013 appositamente per dare voce a chi normalmente non ce l’ha, soprattutto ai giovani burundesi che hanno qualcosa da dire: obbiettivo centrale è quello di diffondere il citizen journalism e spronare i ragazzi a recarsi in mezzo alla gente e far esprimere chi non avrebbe altrimenti il potere di farlo, oltre a realizzare trasmissioni indirizzate proprio ai più giovani.

In Mali (uno dei paesi che possiede più stazioni radiofoniche), Radio Bèndugu, funzionante solo ed esclusivamente a pannelli solari, si mostra sensibile ai temi dell’ambiente e dell’universo femminile, mentre Radio Madjoura si occupa di temi religiosi. In Senegal Penc-mi FM parla di diritti umani, salute, donne ed educazione, mentre in Nigeria il progetto Ruranet, iniziato negli anni 2000 in collaborazione con l’UNESCO, ha dato vita a una rete di 150 stazioni radio rurali, immerse nel nucleo delle comunità per parlare loro di igiene ed educazione, con istruzioni molto pratiche e immediate.

Innegabile che non sia affatto facile alzare la propria voce tanto quanto si può fare, invece, con il volume della radio: ciò che si racconta non sempre è visto di buon occhio e il rischio di subire intimidazioni da parte di chi ha interesse nel tenere nascoste certe questioni, spinge a prendere precauzioni.

È il caso della sudanese Radio Dabanga che dal 2008 parla di conflitti e diritti e, nel 2016, a seguito dell’epidemia di colera che colpì il Sudan, fornì informazioni fondamentali e vitali su come prevenire e curare il contagio. Il governo del Sudan negò però a spada tratta che si trattasse di colera, censurando qualunque tentativo di informare al riguardo.
Ora Radio Dabanga trasmette i suoi programmi da Amsterdam.