Ampliato il progetto iniziale

Lapsset, un corridoio da Gibuti al Camerun

Il progetto per la costruzione di una serie di opere infrastrutturali integrate, lanciato in Kenya otto anni fa, è stato adottato dall’Unione Africana ed ampliato, fino a tracciare una grande arteria commerciale di collegamento tra est e ovest del continente. Ma sulla sua effettiva realizzazione pesano pesanti incognite.

di Bruna Sironi

Nei giorni scorsi a Mombasa, sulla costa del Kenya, Raila Odinga - nel ruolo di Alto rappresentante dell’Unione Africana (UA) per lo sviluppo infrastrutturale del continente - ha comunicato ufficialmente che l’organizzazione continentale ha adottato il megaprogetto di sviluppo dei trasporti tra il porto di Lamu, in Kenya, sull’Oceano Indiano, il Sud Sudan e l’Etiopia, conosciuto come Lapsset Corridor.

Il progetto è stato ridisegnato, aggiungendo a quello originale una seconda fase che permetterà il collegamento di Lamu con Douala, porto camerunese sull’Oceano Atlantico, passando anche per la Repubblica Centrafricana. Il Lapsset Corridor sarà dunque il primo tratto di una vera e propria via transcontinentale che attraverserà l’Africa da est a ovest, supportandone lo sviluppo economico e commerciale, e facilitando lo spostamento delle persone. E’ visto anche come un progetto cruciale per l’integrazione del continente e per la realizzazione effettiva dell’area di libero scambio (African Continental Free Trade Area - AfCFTA) in vigore dal 30 maggio dell’anno scorso e che interessa 54 dei 55 paesi africani.

Raila Odinga - che è anche leader dell’opposizione keniana, ora associata al governo dopo le tormentate elezioni del 2017 - ha sottolineato che con il passaggio del Lapsset Corridor da progetto regionale a progetto di interesse continentale sarà possibile avere l’attenzione di molti finanziatori, che contribuiranno così a coprire gli enormi costi anche della prima fase, finora sostenuti sostanzialmente dai governi dei paesi partner, cioé Kenya, Sud Sudan ed Etiopia.

Alla cerimonia di Mombasa, oltre ai ministri competenti dei tre paesi, erano presenti anche rappresentanti della Banca per lo sviluppo africano (African Development Bank - AfDB), della missione economica dell’Onu per l’Africa (United Nations Economic Mission of Africa) e della nuova partnership dell’UA per lo sviluppo del continente (African Union’s New Partnership for Africa Development - Nepad). Tutti attori cruciali, non solo per quanto riguarda il finanziamento della colossale proposta, ma anche come ombrello politico a garanzia della sua importanza per lo sviluppo del continente.

Il Lapsset Corridor è un ambizioso progetto del valore approssimativo di 25 miliardi di dollari che prevede la costruzione di una serie di opere infrastrutturali integrate: il porto di Lamu, che avrà 32 moli e un terminal petrolifero; una strada di collegamento veloce e una ferrovia; un oleodotto per il greggio e un altro per prodotti petroliferi lavorati che raccoglieranno e convoglieranno al terminal per la commercializzazione il petrolio keniano estratto nella regione del Turkana e quello sud sudanese; zone di libero scambio, tre aeroporti internazionali e corrispondenti centri abitati di appoggio solo in Kenya, precisamente a Lamu, ad Isiolo e nella regione Turkana.

Il Corridoio collegherà Lamu a Juba e ad Addis Abeba, dove sarà connesso alle infrastrutture che già dalla capitale etiopica raggiungono Gibuti. Nella seconda fase, i cui costi non sono ancora stati quantificati, Juba sarà collegata a Bambari e Bangui, in Repubblica Centrafricana, e raggiungerà l’Oceano Atlantico a Douala, passando per la capitale del Camerun, Youndé. A Douala potrà essere connesso al corridoio che costeggia il Golfo di Guinea attraversando il Camerun, la Nigeria, il Benin, il Togo, il Ghana e la Costa d’Avorio. Un’opera, dunque, destinata a cambiare totalmente la mobilità di merci e uomini nella fascia del continente appena a sud del Sahara.

La prima fase del progetto, lanciato nel 2012, ha subito diverse traversie che hanno messo in dubbio addirittura la volontà politica degli stati coinvolti di realizzarlo. L’Uganda, che faceva parte dei paesi partner, si è sganciata quando ha firmato un accordo con la Tanzania, per opere simili ma con terminal a Dar el Salam. Si è poi temuto un raffreddamento dell’interesse etiopico al momento della pace con Asmara, che rimetteva in gioco l’uso dei porti eritrei sul Mar Rosso, Massaua e Assab.

Problemi si stanno verificando anche nella fase della costruzione del porto di Lamu, in cui sta lavorando la compagnia cinese China Communication Construction Company (CCCC), che ha vinto l’appalto nel 2015 per la costruzione di 3 moli dei 32 previsti. Finora ne è stato finito solo uno. Altri due dovrebbero essere consegnati alla fine di quest’anno. Ma in questi giorni, dopo ripetuti attacchi del gruppo terroristico al-Shabaab nella contea, che confina con la Somalia, i lavori sono sospesi.

Inoltre, la costruzione del megaporto è osteggiata dalla popolazione locale che si è appellata all’Alta Corte di giustizia del paese. La sentenza, emessa il 30 aprile 2018 dalla sezione di Malindi, le ha dato ragione, stabilendo che il governo ha commesso gravi violazioni della legge e dei diritti della gente nel processo di programmazione e costruzione dei lavori. In particolare vi si dice che i cittadini hanno diritto ad un ambiente salubre e ad essere coinvolti nella programmazione dei progetti di sviluppo che riguardano il loro territorio.

Ha anche stabilito che i circa 4.600 pescatori che hanno perso la loro fonte di reddito, dovranno essere compensati con un primo ammontare di 17 milioni di dollari. Ha inoltre ordinato una revisione della valutazione dell’impatto ambientale e una robusta partecipazione dei locali alla programmazione delle future fasi del progetto.

La Corte ha infine ordinato di ripristinare la foresta di mangrovie distrutta dai primi lavori di costruzione e di mettere a punto un piano globale per la protezione della ricchissima ereditá culturale della zona, conosciuta come swahili, nata dal sincretismo tra quella africana e quella araba, con influssi indiani.

Lamu, costruita su un arcipelago in prossimitá della costa, è stata fondata nel 1370 e conserva ancora un centro storico di architettura shwaili, forse il meglio conservato della costa orientale africana. Anche per questo è una rinomata meta turistica e ospita tutti gli anni, tra gennaio e febbraio, un festival culturale seguito da migliaia di persone. Di tutto questo non si è tenuto conto nella progettazione delle opere del porto.

Nonostante la sentenza, le opere proseguono in attesa dell’appello, richiesto dall’Autoritá keniana per i porti.

Certamente non é stato un buon inizio per il Lapsset Corridor. E sono prevedibili altri problemi nella costruzione dell’opera, sia nella prima che nella seconda fase, data la grave instabilitá di diversi dei paesi coinvolti e la poca trasparenza dei loro governi, tacciati di essere tra i piú corrotti del continente.