Rapporto Oxfam sulle diseguaglianze

In 2mila più ricchi della metà della popolazione mondiale

La forbice tra ricchi e poveri continua ad allargarsi. Anche in Africa dove la diseguaglianza è rappresentata anche da un’ex potente come Isabel dos Santos, figlia dell'ex presidente dell'Angola: un’inchiesta giornalistica, Luanda Leaks, ha scovato dove nasconde all’estero i suoi miliardi di dollari.

di Gianni Ballarini

I ricchi sempre più ricchi. I poveri sempre più poveri. Sembra un disco rotto che si ascolta ormai da tanti anni. E che disturba un po’ le nostre coscienze solo quando esce qualche rapporto, vedi l’annuale report di Oxfam alla vigilia del meeting dei super-ricchi organizzato dal World Economic Forum a Davos, in Svizzera. Un documento che arriva sui loro tavoli. Batte un po’ i pugni. E finisce tutto lì. Infatti, i signori di Davos fanno finta di scandalizzarsi, per poi riprendere in fretta a macinare i loro interessi.

Il titolo 2020 del rapporto è Time to care – Avere cura di noi. Quello che cambia rispetto al report dell’anno scorso sono i numeri: con i capitali in mano ai ricchi che continuano a crescere e quelli in mano ai poveri che non smettono di calare.

I dati

In sintesi. Viviamo in un mondo dove un’élite di 2.153 paperoni è più ricca di 4,6 miliardi di persone; un mondo in cui «la quota di ricchezza della metà più povera dell’umanità, circa 3,8 miliardi di persone, non sfiora nemmeno l'1%»;  un mondo dove il patrimonio delle 22 persone più facoltose supera la ricchezza di tutte le donne del continente africano; un mondo dove l'1% più ricco, sotto il profilo patrimoniale, deteneva a metà 2019 più del doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi di persone. Se le distanze tra i livelli medi di ricchezza dei paesi si assottigliano, la disuguaglianza di ricchezza cresce in molti paesi.

«Il rapporto è la storia di due estremi. Dei pochi che vedono le proprie fortune e il potere economico consolidarsi, e dei milioni di persone che non vedono adeguatamente ricompensati i propri sforzi e non beneficiano della crescita che da tempo è tutto fuorché inclusiva», le parole di Elisa Bacciotti, direttrice delle Campagne di Oxfam Italia.

Un rapporto che si concentra, quest’anno, sulla dignità del lavoro, poco tutelato e scarsamente retribuito, frammentato o persino non riconosciuto né contabilizzato. Un lavoratore collocato nel 10% con retribuzioni più basse, dovrebbe lavorare quasi tre secoli e mezzo per raggiungere la retribuzione annuale media di un lavoratore del 10% più ricco a livello globale.

Lavoro femminile non pagato

Oxfam accende i riflettori in particolare sul lavoro domestico e su quello di cura non pagato, che grava sostanzialmente sulle spalle delle donne. A livello globale impiegano 12,5 miliardi di ore in lavoro di cura non retribuito ogni giorno, con un contributo all'economia globale che vale almeno 10,8 trilioni di dollari l'anno, 3 volte il valore del mercato globale di beni e servizi tecnologici. Le donne, in effetti, svolgono nel mondo più di tre quarti di tutto il lavoro di cura a livello familiare, ma spesso devono optare per soluzioni professionali part-time o rinunciare al proprio impiego perché impossibili da conciliare. Pur costituendo i due terzi della forza lavoro retribuita nel settore di cura, come collaboratrici domestiche, baby-sitter, assistenti per gli anziani, inoltre, le donne sono spesso sottopagate, prive di sussidi, con orari di lavoro irregolari e carichi psico-fisici debilitanti.

Le disparità con gli uomini sono enormi. Nel mondo il 42% delle donne di fatto non può lavorare perché deve farsi carico della cura di familiari come anziani, bambini, disabili, mentre solo il 6% degli uomini si trova nella medesima situazione.

L’eccezione africana: Isabel dos Santos

E questa disparità è molto accentuata in Africa. Tuttavia ci sono le eccezioni. Perché questa diseguaglianza, sempre più ampia, talvolta vede protagoniste (in negativo) alcune donne africane. È il caso di Isabel dos Santos, figlia dell'ex presidente angolano, José Eduardo dos Santos, e considerata la donna più ricca d'Africa.

Proprio alla vigilia dell’uscita del rapporto di Oxfam, sono stati resi noti i risultati di un’inchiesta del Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi – frutto di una collaborazione tra 36 media e basata su 715mila documenti e centinaia di interviste – che si è occupato di capire come Isabel dos Santos sia riuscita a costruire la sua fortuna. La risposta: grazie al nepotismo e alla corruzione. Dal dossier, intitolato Luanda leaks, sono emersi decenni di corruzione e affari senza scrupoli che hanno reso Dos Santos la donna più ricca dell'Africa, trasformando l'Angola, un paese con grandi risorse come petrolio e diamanti, in uno degli stati più poveri del mondo. Sul finire del 2019, un tribunale angolano aveva ordinato il congelamento dei beni della miliardaria. Indagata per corruzione Isabel dos Santos è poi finita sotto inchiesta anche in Portogallo e ha deciso di prendere la residenza ufficiale negli Emirati Arabi Uniti, ma vive di fatto a Londra.

Una fortuna di 2 miliardi di dollari

Secondo l'inchiesta giornalistica, le società di Dos Santos hanno beneficiato nel corso degli anni di contratti pubblici forniti dal padre, da agevolazioni fiscali, licenze di telecomunicazione e diritti di estrazione dei diamanti. Inoltre, i documenti trapelati mostrano che una vasta rete internazionale di consulenti, avvocati e banchieri ha aiutato Dos Santos ad accumulare quella fortuna – stimata in oltre 2 miliardi di dollari – e a mantenerla all'estero.

Isabel e suo marito sono a capo di un grande impero commerciale con oltre 400 aziende e filiali – molte sono in paradisi fiscali – e hanno proprietà esclusive in tutto il mondo, tra cui un palazzo dal valore di 55 milioni di dollari a Montecarlo, uno yacht di 35 milioni e una residenza di lusso su un'isola artificiale di Dubai.

La ricchezza in questo caso non ha problemi di genere. (Giba)