Transizione democratica

Tunisia: quadro politico incerto

Tensione altissima in parlamento dopo la fiducia negata al nuovo governo dell’esponente di Ennahda Habib Jemli. Il rischio è che si debbano indire nuove elezioni in una fase di grande preoccupazione per l’intensificarsi del vicino conflitto libico.

di Luciano Ardesi

La Tunisia non smette di essere un laboratorio permanente per sperimentare una transizione alla democrazia mai del tutto compiuta dopo la rivolta popolare del gennaio 2011 e la cacciata del dittatore Zine El-Abidine Ben Ali.

Il 10 gennaio il nuovo parlamento, eletto in ottobre, ha negato la fiducia al governo del primo ministro incaricato Habib Jemli, proposto dal partito di maggioranza relativa Ennahda, la principale forza politica islamista del paese. Decisivo nella bocciatura è stato Nabil Karoui che il 13 ottobre scorso aveva perso al ballottaggio contro il candidato indipendente Kaïs Saïed per l’elezione del presidente della Repubblica.

Qalb Tounes, il partito laico di Karoui, dinamico imprenditore privato, si era in un primo momento mostrato favorevole ad una coalizione con Ennahda, tanto da aver contribuito, non senza contrasti interni, ad eleggere in novembre lo storico leader islamista Rached Ghannouchi alla testa del parlamento.

A facilitare il compito agli oppositori di un governo Jemli è stato anche il basso profilo dei ministri, alcuni in odore di corruzione, e la soffertissima trattativa per un compromesso che, giunto all’ultimo momento, ha lasciato troppi scontenti in un parlamento molto frazionato e facile preda dei veti incrociati.

Secondo la Costituzione, tocca ora al presidente Saïed dare l’incarico di formare il governo ad una nuova personalità. Per questo tra le diverse forze politiche e tra i gruppi parlamentari sono in corso consultazioni per presentare al presidente una rosa di possibili candidati. Le acque del parlamento si sono intanto agitate dopo la visita di Ghannouchi, la settimana scorsa, in Turchia, dove ha incontrato il presidente Erdogan, non si capisce se come presidente del parlamento o come leader di Ennahda.

Ieri il parlamento ha obbligato Ghannouchi, con la sola opposizione del suo partito, a relazionare davanti ai deputati sulla natura del suo viaggio. In un momento in cui la Turchia è presente in Libia con i suoi soldati e i mercenari siriani, in uno scenario estremamente sensibile e vitale per la Tunisia, l’incontro tra i due leader fondamentalisti ha suscitato forti inquietudini, non solo tra le forze politiche.

La crisi scoppiata in parlamento ha causato una tensione altissima, tanto da far balenare la prospettiva di elezioni anticipate nel caso in cui un nuovo governo, necessariamente di coalizione, non ottenesse la fiducia. Nelle attuali condizioni, però, difficilmente ne uscirebbe un quadro politico diverso.

Come ha sottolineato ieri il presidente dell’Autorità indipendente per le elezioni, Nabil Baffoun, 86% dei candidati delle ultime elezioni legislative non ha ottenuto un seggio, mentre il tasso di partecipazione è precipitato dall’80% al 41% tra il 2011 e il 2019. Per questo ha suggerito una nuova legge elettorale, oggi proporzionale, che permetta una maggiore “efficienza”.