Il caso Sankofa-ENI

Ghana, da che parte sta la Banca Mondiale?

Posizione quantomeno delicata quella della World Bank che starebbe facendo leva sulla concessione di un finanziamento al governo ghaneano, per ottenere da questo l’acquisto, a un prezzo considerato molto alto, del gas naturale estratto all’italiana ENI.

di Luca Manes (Re:Common)

La Banca Mondiale starebbe ritardando l'approvazione di un prestito di 500 milioni di dollari al governo del Ghana per fare pressioni sullo stesso esecutivo affinché sigli un contratto di acquisto di gas dall'ENI per un valore di 5 miliardi di dollari.

Lo riportano i media locali, citando fonti del ministero dell'Energia. Il giacimento di gas oggetto della questione è quello di Sankofa, che rientra nel più ampio progetto Offshore Cape Three Points (OCTP), a circa 60 chilometri al largo della costa occidentale del Ghana, con riserve per circa 40 miliardi di metri cubi di gas non associato e 500 milioni di barili di petrolio.

L'ENI gestisce l'estrazione di gas da Sankofa, per il quale la Banca Mondiale ha stanziato prestiti, tramite tre sue diverse agenzie, per ben 935 milioni di dollari.

Non stupisce quindi che la World Bank stia cercando di convincere Accra a comprare il gas di Sankofa, peraltro a un costo considerato molto alto.

Quello del prezzo elevato è il nodo gordiano di tutta la questione: il piano di sfruttamento di Sankofa ammonta a oltre 7 miliardi di dollari e già prima che le trivelle iniziassero a perforare in acque profonde, da più parti erano state mosse pesanti critiche alla sostenibilità finanziaria del progetto. Oltre a numerose organizzazioni della società civile, anche l'allora partito d'opposizione New Patriotic Party (NPP), aveva espresso tutti i suoi dubbi.

Una volta arrivati al governo, i vertici dell'NPP hanno creato una task force sul settore energetico al fine di rinegoziare tutti gli accordi di take or pay, compresi gli onerosi termini del contratto di Sankofa.

I media ghaneani sostengono che la Banca Mondiale starebbe costringendo il governo a ridurre i volumi di gas proveniente da fonti molto più economiche - come il giacimento Jubilee, più ricco e meno costoso del 40% rispetto a Sankofa - e l'importazione di gas liquefatto dalla Nigeria, il cui costo è inferiore del 50%.

A differenza di altre multinazionali straniere, come Shell e Rosneft, che avrebbero rinegoziato alcuni contratti andando incontro alle esigenze della task force sull'energia, l'ENI starebbe opponendo una forte resistenza e starebbe “usando” il suo canale privilegiato con la Banca Mondiale per spuntare un guadagno più elevato.

Il conto salato per Sankofa potrebbe indurre l'esecutivo di Accra a rivedere il suo piano industriale e ad abbandonare progetti chiave già approvati in precedenza, come il polo petrolchimico nella parte occidentale del paese, che si basano sull'impiego di gas a basso costo.

E’ importante ricordare che dallo scorso aprile il Ghana non è più sostenuto dagli aiuti finanziari concessi dal Fondo monetario internazionale. Una scelta storica di indipendenza, fatta dal presidente Nana Akufo-Addo, che ha fatto torcere il naso a molti, fuori dal continente.