Farmaci contraffatti

Medicine che uccidono

Il mercato delle 'fake drugs' provoca quasi 160mila morti ogni anno nell’Africa sub-sahariana. Uno dei fattori che ne favoriscono la diffusione è la mancanza di legislazioni che ne puniscano duramente il commercio. Ma qualcosa, da questo punto di vista, si sta muovendo.

di Antonella Sinopoli

Contrae il paludismo, poi il tifo. Crede di essere guarito dopo aver seguito le cure ma si ritrova a dover affrontare una dialisi a vita per insufficienza renale. È la testimonianza di un sarto togolese Ayawo Hiévi, 52 anni, raccolta da AFP. Una storia che può sembrare strana ma che purtroppo non è poi così speciale. L’uomo aveva “semplicemente” assunto - dietro prescrizione medica - medicine contraffatte.

Chinino e antibiotico fake gli hanno procurato un danno irreversibile ai reni. Colpa del medico di Lomé che gli ha scritto la ricetta? Certamente no. Il fenomeno delle fake drugs è così diffuso nei paesi dell’Africa sub-sahariana da sfuggire ad ogni controllo e capacità di riconoscimento.

Il signor Hiévi in qualche modo è stato anche fortunato. L’Organizzazione Mondiale della Sanità calcola infatti che in Africa i medicinali contraffatti siano responsabili ogni anno di almeno 100mila morti. Ancora più precisa la Scuola di Igiene e Medicina Tropicale di Londra che parla di 158mila morti all’anno solo nell’Africa sub-sahariana. A livello globale l’area maggiormente interessata da questo fenomeno, con il 42% dei casi accertati.

Farmaci “da mercato”

Del resto è davvero un’impresa ardua identificare questi medicinali che nella migliore delle ipotesi sono inutili poiché non contengono alcuna sostanza curativa e nella peggiore portano persino alla morte, quando contengono sostanze dannose o sono, per esempio, sovraccarichi di dose. Niente di più facile che acquistare una medicina in questa parte del mondo e, a dire il vero, le farmacie sono le meno frequentate.

Soprattutto da chi ai mercati locali trova qualunque cosa ad un prezzo adeguato alle proprie tasche. Pochi centesimi per acquistare ogni tipo di medicinale: da un semplice antidolorifico agli antibiotici; dalle pillole per l’ipertensione agli sciroppi per la tosse alle cure per i tumori. Uno dei più famosi di questi mercati (ma ogni città o villaggio africano ne ha numerosi) è l’Adjamé Roxy Market ad Abidjan, il “paradiso delle fake drugs”.

Ad aumentare il rischio di assumere medicinali dannosi è l’autodiagnosi, fenomeno assai diffuso in Africa come in altre parti del mondo, così come l’overprescription praticata anche da medici privati e strutture ospedaliere.

Riconoscere i fake

Come si diceva, riconoscere la veridicità di un medicinale è cosa assai complessa, mancano organismi adeguati e seppure le confezioni spesso non siano imitate alla perfezione non c’è una competenza diffusa per accorgersi della truffa. Negli anni, creativi della tecnologia hanno sviluppato sistemi di identificazioni, perlopiù applicazioni telefoniche che hanno lo scopo di identificare il falso medicinale controllandone, ad esempio, il codice a barre.

Iniziative interessanti che però non bastano. Non solo perché la maggioranza della popolazione (e soprattutto quella che compra sui banchi dei mercati locali) non ha competenza di app e non possiede neanche uno smartphone, ma anche perché - e lo fanno anche gli ospedali che hanno quasi sempre annessa la farmacia - molto spesso i medicinali vengono venduti in monodose e in blister anonimi.

Questo capita spesso per le pillole per curare la malaria, che tra l’altro è uno dei principali casi di morte nell’Africa sub-sahariana. E sono proprio gli antimalarici quelli a più alta percentuale di contraffazione. È stato calcolato che ogni anno 120mila bambini sotto l’età di 5 anni muoiono per effetto dell’assunzione di finte medicine.

Traffici transnazionali

In totale si stima che in Africa tra il 30 e il 60% dei medicinali circolanti siano contraffatti. Cina e India, sono i maggiori produttori in questo mercato della morte ma sono stati intercettati anche stock provenienti dagli Emirati Arabi Uniti e dalla Turchia. Di tanto in tanto operazioni nazionali e internazionali vengono condotte con l’obiettivo di stanare fabbricanti e commercianti. Operazioni che non hanno finora dissuaso chi guadagna miliardi in questa lucrosa attività ma che danno la misura del fenomeno.

Nel novembre scorso ad Abidjan sono state sequestrate 200 tonnellate di falsi medicinali e 67,8 tonnellate solo nella città di Lomé nel corso di un anno. Interventi massicci, che hanno coinvolto diversi paesi (non solo africani) hanno visto protagonista l’Interpol e attività di concerto e collaborazione tra polizie di diversi territori. Il problema però rimane l’incertezza (o la mancanza) della pena.

Inasprire le pene

Quello della contraffazione è ancora considerato un mero reato economico che ha a che fare con la violazione di un marchio. Le pene, dunque, sono molto blande e perlopiù pecuniarie. Ecco perché assume particolare valore l’azione del governo togolese che, già dal 2015, ha modificato il Codice Penale e introdotto una pena di 20 anni di reclusione e il pagamento di 50 milioni di franchi Cefa (76.200 milioni di euro) nei confronti dei trafficanti di medicine contraffatte.

Proprio a Lomé venerdì 17 e sabato 18 gennaio si riuniranno sette capi di Stato africani per firmare un accordo il cui scopo è introdurre nelle legislazioni locali norme che criminalizzino il reato di contraffazione e diffusione sul mercato di fake drugs. Denominata “The Lomé Iniziative” e sotto l’egida della Fondazione Brazzaville, vedrà a raccolta, oltre al presidente togolese, quelli di Repubblica del Congo, Gambia, Niger, Ghana, Senegal e Uganda.

Tra gli obiettivi c’è anche quello di sollecitare tutti i paesi africani a firmare la Convenzione Medicrime del Consiglio d’Europa, entrata in vigore nel 2016 ma non ratificata da tutti gli Stati. Stabilisce appunto l’obbligo per gli Stati di qualificare come illeciti penali quelli che hanno a che fare con la fabbricazione, fornitura e traffico di medicinali contraffatti.

Si spera dunque che all’iniziativa di Lomé aderiranno in seguito tutti gli altri paesi, compresa la Nigeria, dove questo mercato è assai diffuso. Basti pensare che un terzo dei 126 milioni di falsi medicinali sequestrati nei porti africani (dati OMS 2016) erano destinati al “gigante anglofono”. Per un dramma come quello in corso, insomma, c’è bisogno di far fronte comune se si vuole mettere fine a questa assurda conta dei morti.