Guinea-Bissau / La vittoria di Embaló

L'opposizione al potere

Eletto presidente a Bissau Umaro Sissoco Embaló, l’outsider che ha sconfitto Simões Pereira, candidato della storica formazione del Paigc. Soprannominato “il generale”, al nuovo presidente tocca un’impresa difficile: stabilizzare un paese povero e noto per i colpi di stato.

di redazione

La notizia – abbastanza sorprendente – è che un leader africano dell’opposizione è riuscito a vincere una competizione elettorale. È successo in Guinea-Bissau, piccolo paese (più piccolo del Veneto e Lombardia messi assieme) dell’area occidentale del continente. A vincere al secondo turno, che si è svolto il 29 dicembre, è stato l'ex primo ministro Umaro Sissoco Embaló, eletto presidente con il 53,55% dei consensi. Così ha annunciato la commissione elettorale nazionale. Il suo avversario, Domingos Simões Pereira, a sua volta ex premier e leader del maggiore partito del paese (il Partito africano per l'indipendenza della Guinea e di Capo Verde, Paigc, formazione storica), ha registrato il 46,45% dei voti.

Un risultato inatteso, figlio anche del primo turno, svoltosi il 24 novembre. Già in quell’occasione aveva sorpreso l’esclusione dal ballottaggio dell’attuale presidente José Mário Vaz – arrivato solo quarto con il 12,41% dei voti – salito al potere nel 2014 nella speranza di stabilizzare un paese noto per colpi di stato e omicidi da quando ha ottenuto l'indipendenza dal Portogallo, nel 1974.

Il suo mandato è stato caratterizzato da un confronto paralizzante con il parlamento. L’ultima crisi istituzionale, quella decisiva, è scoppiata dopo che il 29 ottobre 2019 Vaz aveva licenziato il premier legittimo, Aristides Gomes, nominando al suo posto Faustino Imbali. Ma Gomes rifiutò di dimettersi e per circa 10 giorni il paese ebbe due primi ministri, fino a quando Vaz non cedette alla pressione della comunità internazionale e della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Cedeao), che avevano chiesto le immediate dimissioni di Imbali e del suo governo, considerato «illegittimo», pena l'imposizione di sanzioni. In precedenza anche l'Unione europea aveva definito «illegale» la decisione del presidente Vaz di licenziare l'ex primo ministro Gomes e il suo governo, temendo il rischio che facesse deragliare il processo elettorale in corso in Guinea-Bissau.

Embalo, 47 anni, è il leader del Movimento di alternativa democratica (Madem), movimento nato poco più di un anno fa da politici secessionisti dello stesso Paigc. Al primo turno aveva ottenuto il 27,65% dei voti.  È soprannominato “il generale” per via della sua carriera nell'esercito, che lo ha visto anche capo delle Forze armate, dalle quali si è congedato negli anni ’90. È uso indossare come copricapo una kefiah araba rossa e bianca. È stato pure lui un ex ministro, in servizio sotto Vaz tra il 2016 e il 2018. Per cercare di ottenere il supporto dei 10 candidati eliminati e dei loro sostenitori, Embalo si è presentato come “unificatore” del paese, promettendo di riportare la stabilità politica e provando a sbloccare l’impasse istituzionale e a modernizzare la nazione, che conta circa 1,6 milioni di abitanti. Membro del gruppo etnico dei fulani, ha studiato scienze sociali e politiche in Spagna e Portogallo.

Il nuovo presidente dovrà prendere le redini di uno dei paesi più poveri dell'Africa occidentale, devastato dai traffici internazionali di droga, dalla corruzione nelle istituzioni e dall'instabilità politica. Nell'ex colonia portoghese dal 1974 si sono infatti registrati nove colpi di stato e tentati golpe, il più recente dei quali si è verificato nel 2012. Le elezioni di fine novembre sono state precedute da varie manifestazioni di piazza per chiedere ai governanti maggiore responsabilità e interventi per migliorare la sicurezza e la situazione economica del paese. Il presidente uscente Vaz è stato il primo, dal 1974, a essere riuscito a completare il mandato quinquennale.

Nonostante le minacce di Domingos Simões Pereira di ricorrere alle autorità competenti per brogli elettorali, l’Unione europea si è complimentata con il popolo guineano, che ha a suo avviso «dimostrato ancora una volta il suo forte impegno nei confronti della democrazia elettorale», nel rispetto dei diritti democratici. Per Bruxelles gli «sforzi congiunti» fatti dalle autorità elettorali della Guinea-Bissau e dalla missione della Comunità economica degli stati dell'Africa occidentale nel paese «hanno contribuito notevolmente a questo risultato». L'Ue invita ora «tutti gli attori» a rispettare le fasi successive del processo elettorale e il codice di condotta concordato, risolvendo eventuali disaccordi sull'esito del voto con regolari ricorsi.