REPUBBLICA CENTRAFRICANA, VOCI DA DENTRO - DOSSIER DICEMBRE 2019

Se i giovani non gettano la spugna

Ci sono le forze e le potenzialità per ripartire. Occorre decentralizzare le risorse e fare investimenti nella formazione professionale.

di Baba Mahamat

Ho 30 anni e da tre lavoro come capo progetto a Kaga-Bandoro (centro del paese, prefettura di Nana-Grébizi) nel quadro di un’attività che favorisce il ritorno e la reintegrazione dei cittadini che hanno perso tutto: casa, lavoro, spesso alcuni famigliari. Un’azione umanitaria, in un paese in emergenza, che si svolge con l’appoggio tecnico e finanziario dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.

La nostra strategia, che sta piano piano prendendo corpo, è di aiutare queste persone a superare i traumi (anche attraverso un sostegno psicologico) e a riorganizzare la loro vita (con aiuti concreti). In quest’area periferica del paese la crisi securitaria è cominciata ben prima del 2012 e la popolazione ha sempre sentito lontano il governo di Bangui. Il fatto che ora si dia attenzione alla periferia è già un piccolo passo in avanti. È importante che le autorità operino per decentralizzare il sostegno e i servizi alla popolazione: in questo modo si evitano le frustrazioni e si riabilitano le amministrazioni locali.

Non dimentichiamo che l’attuale crisi politica, che ha prostrato la società, è il prodotto di una gestione privata della cosa pubblica da parte di tutti governi, i quali hanno eletto il tribalismo a sistema di governo e hanno incoraggiato l’appropriazione indebita di denaro pubblico. Un andazzo che ha impoverito soprattutto le periferie e creato scompiglio tra le classi sociali più deboli.

Io sono un giovane musulmano, ma preferisco sempre dire che sono un giovane centrafricano. Il Centrafrica è un paese di giovani, con appartenenze religiose e culture diverse: la scommessa è di far percepire ai più che la diversità è un valore e una forza, e che tutti possiamo avere una cosa in comune, l’amore per il nostro paese.

Chiaro che bisogna riconoscere che noi giovani, finora, non abbiamo avuto validi modelli che ci dessero...

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