Criminalità

La mafia nigeriana e i secret cults

Dopo Cosa Nostra, 'Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita, è penetrata in varie parti d'Italia la "quinta mafia", quella nigeriana. Una penetrazione gestita da organizzazioni segrete di stampo cultista collegate alla madrepatria.

di Massimo Kunle D'Accordi

"Nel panorama delle mafie straniere le formazioni nigeriane si confermano le più dinamiche e strutturate". Così si legge nella Relazione sulla Politica dell'Informazione per la Sicurezza 2018 dell'intelligence italiana. La dimensione che questo fenomeno criminale ha assunto in Italia trova conferma anche nella relazione della Direzione Investigativa Antimafia 2018 e nelle recenti dichiarazioni del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo.

Gli interessi prevalenti delle organizzazioni criminali nigeriane sono nel traffico di droga, nel traffico di migranti, nella tratta di esseri umani, nello sfruttamento della prostituzione e nello sfruttamento lavorativo. Si tratta di gruppi che operano all’interno di una rete articolata che collega alla madrepatria aggregati criminali disseminati in tutta Europa e nel resto del mondo. Nei paesi ospiti, sono in grado di sfruttare una variegata rosa di opportunità illegali, tramite un atteggiamento fortemente intimidatorio, soprattutto nei confronti delle comunità di connazionali.

I secret cults

Negli ultimi anni, le indagini delle forze di polizia hanno rivelato la penetrazione nel territorio nazionale della mafia nigeriana, tramite gruppi criminali chiamati secret cults, basati su appartenenza etnico-familiare, organizzazione gerarchica, struttura militare, riti di iniziazione, pratiche animistiche, codici di comportamento e impiego di tecnologie avanzate.

Black Axe, Eiye, Maphite, Vikings sono i nomi dei principali secret cults presenti in Italia. Nel Sud della Nigeria, ne esistono tanti altri, anche composti solamente da donne, come Daughters of Jezebel e Black Bra. Questo fenomeno è nato negli anni '60 nelle università nigeriane e poi si è evoluto sotto forma di organizzazioni criminali con proiezioni transnazionali.

I "capi dei capi" della mafia nigeriana sono nelle città della Nigeria meridionale, in particolare a Benin City, a Lagos e a Port Harcourt, dove si elabora la strategia di politica criminale da attuare in Italia e in altri paesi europei.

L'Italia rappresenta una delle porte dell'Europa, che le organizzazioni criminali nigeriane sfruttano per insediarsi in zone vergini e non contese dalle altre organizzazioni criminali.

In relazione ad alcuni secret cults attivi a Torino, la Corte di Cassazione nel 2015 (Cassazione n. 16353/2015, prima sezione penale) ha riconosciuto il reato associativo mafioso ex art. 416 bis del codice penale. Sono state dimostrate la forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo, la condizione di assoggettamento e di omertà imposta ai membri dell'organizzazione e ai destinatari delle condotte violente, il controllo dei sodali dei gruppi criminali, le condotte delittuose di oggettiva gravità criminale, la realizzazione di profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri.

Dopo Cosa Nostra, 'Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita, è penetrata in varie parti d'Italia la "quinta mafia", quella nigeriana. Nelle varie province italiane dove il fenomeno è presente, i secret cults intendono affermarsi come il gruppo egemone della comunità nigeriana, capace di controllare le dinamiche sociali del gruppo, di indirizzarle, di conseguire potenziali vantaggi di predominio personale dei capi sugli adepti, di instaurare una relazione di affermazione personale gerarchica nell'ambito del gruppo.

Tratta e prostituzione

Le prime vittime dei gruppi cultisti sono le giovani ragazze nigeriane schiavizzate a fini sessuali e i giovani ragazzi nigeriani che alimentano il racket della droga e dell'accattonaggio.

I racconti delle drammatiche esperienze delle ragazze per arrivare in Italia consegnano un quadro agghiacciante fatto di minacce di morte e atteggiamenti violenti e intimidatori. Le ragazze, quasi sempre tra i 16 e i 25 anni, vengono reclutate nella parte meridionale della Nigeria, in contesti socio-ambientali difficili, con la falsa promessa di un lavoro in Europa. Può accadere che le ragazze siano costrette o convinte con l'inganno, anche dai propri familiari, a venire in Italia, ben sapendo che il loro destino sarà la schiavitù sessuale.

A volte, sul loro corpo sono evidenti i segni delle violenze e delle torture subite. Le ragazze, tramite un rito chiamato juju, vengono intimorite e assoggettate psicologicamente, e si impegnano a consegnare alle loro sfruttatrici (dette madam) i proventi derivanti dalla prostituzione fino alla somma di 25-30 mila euro, al fine di essere liberate. Le vittime difficilmente trovano il coraggio di denunciare le organizzazioni criminali, perché sono terrorizzate anche per le possibili ritorsioni nei confronti dei familiari rimasti in Nigeria.

Il contrasto

Una parte considerevole dei proventi delle attività illegali torna in Nigeria, tramite sistemi fiduciari simili all'hawala, al di fuori dei circuiti bancari.

La mafia nigeriana va analizzata e affrontata in chiave comparata e transnazionale. In Italia, la penetrazione e il radicamento delle organizzazioni mafiose nigeriane dipenderà dalle azioni che verranno attuate per fronteggiare il fenomeno. Da un lato, azioni sul piano sociale, al fine di favorire un positivo inserimento sociale dei nigeriani basato sulla legalità. Da un altro lato, azioni per fortificare il patrimonio di conoscenze delle forze di polizia, per attuare strategie di contrasto innovative.