CAF Champions League 2019

Al fischio d’avvio la Coppa dei Campioni africana

Parte il 29 novembre la competizione annuale di calcio continentale per club, organizzata dalla Confederazione del Calcio Africano. Una kermesse, destinata a regalare fin da subito sfide affascinanti, che si concluderà il 29 maggio con un’unica gara finale.

di Vincenzo Lacerenza

Il processo di "occidentalizzazione" del calcio africano prosegue a gonfie vele. Dopo la Coppa d'Africa, disputata in estate come mai era capitato in passato, anche la CAF Champions League, al via nel pomeriggio di venerdì, strizza l'occhio al Vecchio Continente, adeguandosi agli standard europei: per la prima volta in più di mezzo secolo di storia, la più prestigiosa manifestazione per club del continente africano si concluderà infatti con una finale in gara unica.

Una novità figlia anche del brutto pasticciaccio di qualche mese fa - quando i tunisini dell'Espérance erano stati dichiarati campioni d'Africa a tavolino dopo l'abbandono dei marocchini del Wydad, giustificato da un malfunzionamento del VAR nella finale di ritorno - che da un lato promette di innalzare i livelli di pathos, ma che d'altro rischia di penalizzare soprattutto i tifosi.

A spiegarlo a Nigrizia è Amine El Amri, giornalista del quotidiano marocchino Le Matin: «La CAF ha preso questa decisione in fretta, sotto pressione della FIFA, ma qualcosa si doveva fare per evitare la troppa influenza del tifo locale sulle decisioni arbitrali. I tifosi ci rimetteranno, anche se spero in un miglioramento dei collegamenti tra i vari paesi africani».

Della finale non si conosce ancora la sede, ma soltanto la data, il 29 maggio 2020. Le favorite per raggiungerla sono sempre le solite note, anche se quest'anno forse dovranno sudare un po' di più rispetto al recente passato.

Il sorteggio dei gruppi eliminatori, effettuato il 9 ottobre al Cairo, si è divertito a flirtare con la storia, regalandoci sfide affascinanti e dall'alto valore evocativo già a partire dal primo round. Albo d'oro alla mano, quattro gare in programma nella prima fase sono state l'epilogo di questa kermesse: JS Kabylie - AS Vita nel 1981, Al-Ahly - Al-Hilal nel 1987, Raja Casablanca - Espérance nel 1999 e infine Al-Ahly - Étoile du Sahel, finale nel 2005, prima di concedere il bis nel 2007. Non mancherà, insomma, lo spettacolo.

Anche se quest'anno sembra esserci più equilibrio, la griglia di partenza non è cambiata. Il baricentro del calcio africano resta sempre saldamente in Nordafrica. E non potrebbe essere altrimenti: dal 1997, anno del futuristico switch da Coppa dei Campioni africana a CAF Champions League, le formazioni nordafricane hanno trionfato in 15 delle 23 edizioni disputate.

Dalla pole position scattano ancora una volta i tunisini dell'Espérance, dominatori incontrastati o quasi delle ultime due edizioni, da molti considerati la squadra più forte dell'ultimo quinquennio del panorama africano. A dicembre saranno loro a rappresentare l'Africa al Mondiale per Club, ma prima dovranno cominciare a battagliare nel gruppo D, già ribattezzato il "girone della morte" per via del blasone delle squadre ospitate, tutte già decorate in questa manifestazione.

I campioni d'Africa, infatti, dovranno fare i conti con i congolesi dell'AS Vita, finalisti un anno fa in CAF Confederation Cup, con la JS Kabylie, l'espressione calcistica della comunità berbera d'Algeria al rientro in questa manifestazione dopo 9 anni di digiuno, ma soprattutto con i marocchini del Raja Casablanca, assenti negli ultimi quattro anni (5 edizioni) e galvanizzati dall'epica rimonta completata nel derby di Champions araba con il Wydad. Il divertimento è assicurato: in campo tra i marocchini del Raja Casablanca (3), gli algerini della JS Kabylie (2), i congolesi dell’AS Vita (1) e i tunisini dell’Espérance di Tunisi (4), ci saranno la bellezza di 10 titoli.

Subito in salita pure il percorso del Wydad, l'altra finalista dell'ultima edizione. Oltre agli angolani dell'Atlético Petróleos, tornati nella fase a gruppi dopo quasi vent'anni e ragionevolmente destinati a recitare il ruolo dei “picchiatori”, i marocchini hanno pescato i sudafricani dei Mamelodi Sundowns e gli algerini dell'USM Alger, precipitato nel caos dopo l'incarcerazione del presidente Ali Haddad, un imprenditore considerato molto vicino al potere incarnato fino a qualche mese fa dal presidente di lungo corso Abdelaziz Bouteflika. 

Due squadre con il dente avvelenato nei confronti dei Rossi di Casablanca: negli anni scorsi entrambe sono state eliminate dal Wydad in semifinale e oggi covano un ardente desiderio di rivincita.

Non si possono lamentare, invece, gli egiziani dell'Al-Ahly, la squadra più titolata d'Africa con 7 trionfi all'attivo: ai Red Devils sono toccati i tunisini dell'Étoile du Sahel, trionfatori nell'ormai lontano 2007, i sudanesi dell'Al-Hilal Omdurman, qualificati al torneo dopo due anni di astinenza nonostante la complessa situazione socio-politica del paese che li ha portati a giocare molte gare lontano da casa, e la cenerentola Platinum FC, ancora scossa dalle dimissione dell'allenatore Norman Mapeza, l'architetto degli ultimi trionfi del club zimbabwano.

Sembra facile pure il compito del Mazembe, gigante dell'Africa sub-sahariana con 5 titoli di campione d'Africa in bacheca, sorteggiato nel gruppo B con gli egiziani dello Zamalek, gli zambiani dello Zesco e gli angolani del Primeiro de Agosto. Una presenza, quella della squadra vicina alle forze armate angolane, che aiuterà i Corvi Neri a non dare tutto per scontato, evitando di sottovalutare il pericolo, come accaduto nel 2018.

La figura di Tony Cabaça, il portiere evergreen del Primeiro che con i suoi miracoli aveva contribuito alla clamorosa eliminazione dei congolesi in quella edizione, del resto, popola ancora i peggiori incubi dei tifosi del Mazembe.