Rd Congo

Nel nord-est comandano le milizie

Nelle due province nord-orientali della Repubblica democratica del Congo l’esercito ha raddoppiato le truppe sul terreno, ma non si vedono risultati apprezzabili. L’instabilità è la normalità nel Nord e Sud Kivu.

di Redazione

Nel nord-est della Repubblica democratica del Congo, in particolare nell’area della città di Beni (Nord Kivu), i gruppi armati continuano a farla da padroni. Lo riferiscono fonti locali che chiamano in causa i ribelli ugandesi Adf (Forze democratiche alleate) che sono accusati di aver ucciso civili e di aver dato filo da torcere anche agli uomini delle forze armate congolesi dispiegate in quel territorio: anche tra i militari ci sarebbero una decina di morti e dei feriti.

Da rilevare che a fine ottobre le forze armate hanno annunciato di aver avviato un’operazione su larga scala contro le milizie locali e straniere che imperversano nella regione. A questo scopo il numero dei militari è stato quasi raddoppiato, passando dagli 11mila effettivi a 21mila. Inoltre il presidente Félix Tshisekedi, al potere da un anno dopo un voto contestato da alcuni partiti e da gran parte della società civile, aveva addirittura promesso di trasferire a Beni lo stato maggiore dell’esercito. Queste operazioni sono un’iniziativa dell’esercito congolese, senza il coinvolgimento delle truppe Monusco, la Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione dell’Rd Congo.

Venendo al Sud Kivu, la situazione non è certo migliore. Qualche tempo fa, il governatore della regione Théo Ngawabidje Kasi, intervistato dal settimanale Jeuneafrique, ha affermato che sul territorio sono attivi una quindicina di gruppi armati locali e una decina stranieri. Tra questi ultimi ha citato le Forze democratiche per la liberazione del Rwanda (Fdlr), che sono attive sia nel nord vicino a Kalehe sia nel sud nell’are di Uvira, e il gruppo burundese Forze di difesa nazionale (Fdn).

Per mettere fine all’insicurezza nel nord-est dell’Rd Congo, secondo il governatore «è necessario un approccio regionale. Il presidente Tshisekedi ha già avviato un processo con i paesi vicini per far sì che i problemi del Rwanda e del Burundi non siano regolati sul suolo congolese».

Theo Kasi si è dimenticato di dire che quei problemi, soprattutto quelli che riguardano le “interferenze” rwandesi nel nord-est dell’Rd Congo, durano da almeno 25 anni e che nessun governo congolese ha avuto la forza e la capacità di trovare una via d’uscita ragionevole. Passare la palla all’Unione africana o alla Comunità economica dei paesi dei Grandi Laghi, come fa il governatore nell’intervista, non è sufficiente senza un effettivo impegno del governo di Kinshasa.