RD Congo

ADF, dubbi legami con l'ISIS

Le Forze Democratiche Alleate, la milizia filo-ugandese che semina il terrore nel nord-est della Repubblica democratica del Congo non sembra avere stretta relazione con il sedicente Stato Islamico, nonostante il suo riconoscimento da parte dell’ex leader del Califfato.

di Marco Cochi

Lo Stato Islamico attraverso un comunicato della sua agenzia di propaganda Amaq, lo scorso 18 aprile ha annunciato l’istituzione di una nuova nuova wilayat (provincia) del Califfato in Africa Centrale (Islamic State Central Africa Province - ISCAP).

Da quel momento gli organi di propaganda dell’Isis hanno iniziato ad attribuire alcuni attacchi a questa sigla, anche in virtù della legittimazione ufficiale data alla nuova provincia dal defunto califfo Abu Bakr al-Baghdadi, che lo scorso 29 aprile in un video mostrò un testo dedicato all’ISCAP.

Nello specifico, la scelta di seguire l’ideologia del Califfato nelle provincie orientali del Congo sarebbe stata operata dai ribelli delle Forze Democratiche Alleate (ADF), il gruppo armato più attivo e violento tra quelli attivi nella provincia del Nord Kivu.

Le ADF dal 1995 sono operative tra l’Uganda e la Rd Congo e fin dalla loro nascita hanno scelto di avere un’identità fluida, giustificando la guerriglia armata con motivazioni politiche, religiose, etniche o secessioniste.

È anche innegabile che le ADF affondano profonde radici nell’islam radicale, che risalgono ad alcuni anni prima della loro fondazione. Molti dei membri originari del gruppo, compreso il suo primo leader e fondatore Jamil Mukulu, erano infatti figure chiave nel movimento estremista ugandese Jamaat al-Tabligh ed erano legate ai gruppi salafiti attivi nel paese.

Tuttavia, l’importanza reale dell’islam per il gruppo armato è stata spesso messa in discussione dagli analisti, i quali hanno evidenziato che pur avendo ripetutamente utilizzato la retorica fondamentalista nelle sue rivendicazioni, per l’ADF l’islam rappresenta solo una facciata per mascherare fini politici.

Va inoltre sottolineato che trascorsi sette mesi dall’annuncio della formazione dell’ISCAP, i dettagli relativi alle dimensioni o al posizionamento delle sue forze restano ancora oscuri, smentendo in parte l’opinione di molti osservatori secondo i quali l’annuncio dell’istituzione della nuova cellula dello Stato Islamico in Africa Centrale presagiva un drastico peggioramento nella sicurezza dell’area.

Il limitato numero di operazioni rivendicate finora, sembra indicare inoltre che all’interno delle ADF sia stata cooptata solo una fazione di pochi membri. Probabilmente una fazione dissidente, come già avvenuto nella formazione di altre province dello Stato Islamico. Inoltre, come già accaduto nel Sinai, in Afghanistan e in Pakistan, l’ISCAP non ha mai prestato un giuramento di fedeltà al defunto leader dell’Isis, prima che il gruppo venisse formalmente riconosciuto come una wilayat

Nei giorni scorsi una nuova analisi della Jamestown Foundation ha rilevato che non si è registrato nessun segno evidente di maggiori capacità operative e nessuna differenza rilevante tra gli obiettivi e le tattiche utilizzate dal nuovo gruppo e le “vecchie” ADF. Lo studio riscontra anche una palese sovrapposizione tra l’area operativa del nuovo gruppo islamista e le roccaforti storiche delle ADF nella provincia del Kivu settentrionale. 

Un altro evidente segnale di un’incerta o quantomeno ridotta affiliazione giunge dalla scarsa produzione propagandistica dell’ISCAP, assai simile a quella di altre nascenti wilayat nelle quali il nucleo primigenio dell’Isis ha apparentemente attaccato il suo brand senza costruire una rete significativa di combattenti fedeli alla sua ideologia.

Lo Stato Islamico sarebbe dunque riuscito a cooptare una piccola fazione delle ADF, ma di certo non ha operato il passaggio nelle sue fila dell’intero gruppo ribelle, che rimane più convincente per attrarre nella sua orbita altre milizie. Soprattutto quelle non sorrette ??da ideologie jihadiste, che nelle provincie orientali del Congo costituiscono la maggioranza.