CORROMPIAMOLI A CASA LORO - DOSSIER NOVEMBRE 2019

Sudafrica, costi extra

Nel 2005, a inizio lavori, l'impianto energetico di Ingula sarebbe dovuto costare 8,9 miliardi di rand. Oggi siamo a oltre 36 miliardi. E non è finita. Il consorzio costruttore nasce da una “sinergia” tra la Cmc di Ravenna e la Mavundla Engineering di Mavundla, grande amico di Zuma. In un secondo tempo arriva anche la Salini-Impregilo.

di Luca Manes e Carlo Dojmi Delupis

In Sudafrica il termine corruzione ha ormai come sinonimo il cognome di una famiglia indiana originaria dello stato dell’Uttar Pradesh: i Gupta, al centro di uno scandalo di vastissime proporzioni scoppiato nel 2016. Così esteso e ramificato era il malaffare che è stato definito “State Capture”, ovvero come depredare impunemente e a piene mani le casse dello stato e farla franca.

Almeno fino a un certo punto, perché il bubbone è scoppiato e ai tre fratelli Gupta è toccato lasciare il paese, dove erano arrivati nel 1993 per aprire una piccola impresa di computer, per poi mettere su un impero che spaziava dal comparto energetico a quello dei media. Sfruttando la radicata “amicizia” con l’ex presidente Jacob Zuma – ma ormai sembra che intercorressero “buoni rapporti” anche con i suoi predecessori Thabo Mbeki e Kgalema Motlanthe –, i Gupta si sono infiltrati in tutti i gangli dello stato, arraffando contratti per le loro società e condizionando l’operato di grandi imprese pubbliche come Transnet ed Eskom.

Eskom alla canna del gas

Quest’ultima è una grande multiutility energetica, paragonabile alla nostra Enel come tipologia di servizi. L’Eskom è uno dei principali crucci dell’attuale governo, guidato da Cyril Ramaphosa. A metà luglio abbiamo assistito a Johannesburg alla conferenza stampa di presentazione del bilancio di Eskom al 31 marzo 2019.

Il presidente dell’Eskom, Jabu Mabuza, ha aperto il suo intervento ammettendo di essere alla guida di una società agonizzante, con una perdita di 20,7 miliardi di rand (1,3 miliardi di euro) nell’ultimo esercizio di bilancio (19 in più rispetto all’anno precedente), un debito schizzato a 440 miliardi di rand (27 miliardi di euro) e una prospettiva a breve termine tutt’altro che rosea.

Nemmeno i 59 miliardi di rand (3,60 miliardi di euro) iniettati dallo stato riusciranno a risolvere la crisi di liquidità, uno dei principali motivi delle dimissioni dell’amministratore delegato Phakamani Hadebe (il decimo dal 2010 a oggi). E il governo ha già dichiarato che non sarà così disponibile ad aprire ancora i cordoni della borsa per soccorrere la compagnia energetica.

I 3 buchi della società

«I tre grandi buchi neri dell’Eskom sono le 2 centrali a carbone di Medupi e Kusile e il mega impianto idroelettrico di Ingula», ci ha spiegato Joy Summers, giornalista di Carta Blanche, l’equivalente sudafricano della trasmissione Report della Rai. Tre opere mastodontiche, costate tantissimo, i cui lavori hanno fatto registrare ritardi record e non ancora del tutto funzionanti.

Tre anni fa, Summers realizzò un accurato reportage su Ingula, gettando un po’ di luce su un’opera controversa punteggiata da una infinità di problemi. E dove è forte la presenza di imprese italiane. Il consorzio costruttore nasce da...

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