CORROMPIAMOLI A CASA LORO - DOSSIER NOVEMBRE 2019

Partiti per la tangente

Fiumi di denaro lasciano l’Africa e gonfiano i conti offshore dei leader africani, ma anche di amministratori di multinazionali. Pure italiane. La storia dei casi più eclatanti.

di Luca Manes

L’Africa è povera. Ma noi, che siamo più ricchi e fortunati, possiamo aiutare i suoi abitanti. Una vecchia storia, che per alcuni non è mai stata molto convincente. Sulla quale, tuttavia, si sono consolidati decenni di aiuti allo sviluppo presentati come beneficenza, nell’assunto che l’incapacità di accumulare capitale e di fare un uso efficiente delle proprie risorse fosse strutturalmente legato alla natura stessa del continente africano.

Poi c’è l’altra storia. Quella per la quale l’Africa, invece, è molto ricca ma che nel solo 2017, per esempio, circa il 6% dell’intero Prodotto interno lordo (Pil) del continente (più o meno 68 miliardi di dollari) è stato letteralmente sottratto ai suoi abitanti attraverso flussi finanziari illeciti, canalizzati verso paesi a fiscalità agevolata, quando non in vere e proprie giurisdizioni segrete (dati della campagna Honest Accounts 2017). Fiumi di denaro, per la maggior parte derivanti dal settore minerario, del petrolio e del gas, che lasciano l’Africa e gonfiano i conti offshore dei leader africani e dei loro entourage. E, come vedremo, non solo i loro.

Tangente “costo obbligato”

Non è certo una notizia  che i presidenti africani spesso non brillino per trasparenza. Come non lo è il fatto che alcune multinazionali considerino le tangenti come una voce di costo quasi obbligata quando si tratta di fare affari in Africa. La corruzione diffusa, infatti, ha un ruolo determinante nel facilitare l’evasione, alimenta esponenzialmente la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochissimi, impoverendone al contempo svariati milioni, alcuni dei quali sono costretti a lasciare casa propria per entrare nel tunnel della migrazione forzata raccontata da noi come conseguenza di una inevitabile miseria.

Tra gli esempi clamorosi rimasti nella storia c’è il Lesotho Highlands Water Project, il secondo più grande progetto al mondo di gestione delle acque, finanziato anche da istituzioni pubbliche come la Banca mondiale, la Banca europea per gli investimenti e le principali agenzie di credito all’esportazione europee, tra cui l’italiana Sace. Dall’anno della sua ideazione, il 1986, il progetto si è rapidamente trasformato in uno...

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