Migranti

Italia - Libia, la cooperazione continua

Pochi giorni prima del rinnovo del Memorandum d’intesa Italia-Libia sui migranti, Roma consegnava dieci nuove motovedette alla guardia costiera libica, alcuni membri della quale recenti inchieste giornalistiche denunciano essere collusi con il traffico di esseri umani. Una decisione in evidente continuità con il precedente esecutivo.

di Luciano Bertozzi

Lo scorso 2 novembre l’Italia ha consegnato altre 10 motovedette nuove alla guardia costiera libica. Il fatto è stato reso noto ufficialmente pochi giorni fa, in occasione del rinnovo del Memorandum Italia-Libia e nel 57esimo anniversario della costituzione della marina libica.

La notizia della consegna è stata data via Twitter dalla guardia costiera di Tripoli e non tramite comunicazioni istituzionali italiane come avvenuto in passato, quando a tali iniziative presenziavano i ministri dell'Interno.

E' evidente, quindi, che il governo Conte 2 agisce nell'assoluta continuità con il precedente esecutivo che sui temi dell'immigrazione era trainato dalla Lega. Il nuovo ministro dell'Interno Luciana Lamorgese in parlamento ha difeso l'accordo con la Libia - rinnovato per un altro triennio - in quanto ha consentito di ridurre l'immigrazione dall'ex colonia e il numero dei morti in mare. Questo nonostante le coraggiose inchieste del quotidiano Avvenire abbiano rivelato che un trafficante di esseri umani, qualificato come tale dalle Nazioni Unite, era presente ad un incontro con le autorità italiane in Sicilia nel 2017.

L’agenzia Onu per i rifugiati stima ci siano stati oltre 1.000 migranti morti in mare dall’inizio dell’anno e che dal 2018 la guardia costiera libica abbia riportato nei lagher dell'ex colonia circa 40.000 persone, fra cui centinaia di bambini.
Senza dimenticare poi che Libia è una nazione in guerra, che il governo di Fayez al-Sarraj non ha una grande rappresentatività nel vasto paese e che di recente ha emanato un decreto che dichiara guerra alle navi di salvataggio delle ong.

Se dal punto di vista di Palazzo Chigi la cooperazione con Tripoli è stata un successo - in quanto ha permesso di rendere operativa la guardia costiera libica grazie a motovedette, equipaggiamento, denaro e all’aiuto offerto dalla marina italiana presente nella base di Abu Sitta - ha avuto però un costo enorme in termini di sofferenze patite da esseri umani. Persone che non fuggivano a causa di calamità naturali, ma che scappavano da un paese in guerra e dalla fame, entrambe fomentate spesso dall'Occidente.

E' evidente che il Memorandum voluto dal ministro Marco Minniti (PD) nel 2017 non è emendabile con qualche marginale modifica. Almeno 25 parlamentari della maggioranza - tra i quali lo storico del colonialismo e del fascismo italiano Angelo Del Boca, uno dei massimi esperti di questioni libiche - non ci stanno e hanno chiesto di revocarlo. Per non continuare ad essere complici, dicono, di chi compie il “lavoro sporco” per l'Italia.