Zoya Barontini

Cronache dalla polvere. Un mosaic novel sul cuore di tenebra del colonialismo italiano

Bompiani, 2019, pp. 270, € 19,00

di Raffaello Zordan

Chi studia il colonialismo italiano in Africa (1869-1943, interessando gli odierni stati di Eritrea, Somalia, Libia, Etiopia) tratta una materia che è stata a lungo ignorata anche in ambito storiografico, che si porta dietro radicati stereotipi e che è stata rimossa – in ragione di precise scelte politiche nel dopoguerra – dalla coscienza degli italiani. Come ci ricorda lo storico Angelo Del Boca che per primo ha analizzato i fatti politici e militari che hanno caratterizzato l’occupazione di quelle terre e denunciato le azioni criminali compiute dalle truppe coloniali italiane. Possiamo dire che la ricostruzione storica – critica nei confronti del colonialismo paternalista di “italiani brava gente”, che nega l’uso sistematico delle bombe all’iprite in Etiopia – ha aperto qualche breccia solo nell’opinione pubblica più accorta. La scommessa sottesa a questo libro è di aprire altre brecce, di smuovere altre coscienze con l’antico strumento della letteratura.

Operazione intelligente quanto ardita. E riuscita, perché le pagine, inaugurate da una sintetica contestualizzazione storica, risucchiano il lettore nell’Etiopia e nell’Italia di allora. Gestore e curatore dell’impresa – 10 racconti, ambientati tra il 1934 e il 1937, primi anni dell’occupazione dell’impero d’Etiopia da parte dell’esercito italiano – è il romanziere Jadel Andreetto. Zora Barontini è il nome collettivo di 11 scrittori/scrittrici, ciascuno con l’esperienza del romanzo, e di un illustratore (Alberto Merlin), quasi tutti nati negli anni ’70.

Folgorante e onirico il racconto Camion di Davide Orecchio. Il soldato Goffredomamèli Baraldi sa guidare a tutta velocità sulla linea Massaua-Addis Abeba il Fiat 618C che gli è stato affidato e da tutto il resto si fa appena sfiorare: dall’Etiopia, dalla guerra, dai villaggi bruciati e dai cadaveri ammucchiati di civili uccisi per rappresaglia dopo l’attentato compiuto dalla resistenza etiopica, il 19 febbraio 1937, contro il vicerè Rodolfo Graziani. Fino a quando si accorge di aver investito qualcosa, un bambino, e non una sola volta. Cerca di fregarsene anche di lui, ma il bambino lo prende per mano e lo conduce dove il menefreghista avrebbe sempre voluto andare.

Per quanto tu sia indottrinato dal fascismo e per quanto tu possa essere sottomesso alle logiche militari, di fronte a un cieco massacro puoi ribellarti e scegliere da che parte stare. È il tema e il messaggio di Schierarsi di Lorenza Ghinelli. È la vicenda di Dino che, con un gruppo di camerati, deve vendicare l’attentato a Graziani e, in mezzo alla violenza gratuita contro persone inermi, compie un gesto che lo colloca dalla parte degli abergnuoc, i combattenti della resistenza etiopica. Insieme ai resistenti, dei quali piano piano conquista la fiducia, tenta invano di sventare il massacro nel villaggio conventuale di Debra Libanos: tra il 21 e il 29 maggio 1937, su ordine di Graziani, sono uccisi 320 monaci copti, 129 diaconi e 1600 civili. Nel racconto conclusivo, Creature di vetro di Nicoletta Vallorani, il capitano Sartori ha dato l’ordine di sparare e si accorge che non riesce a dimenticare. Perché quel passato non passa, vuole essere ricordato anche se fa male.

Gli autori delle altre cronache dalla polvere sono Massimo Gardella (Storia di un giovane soldato), Sirio Lubreto (Due mondi), Gaia Manzini (Tutte le parole del mondo), Michela Monferrini (Tre uomini), Davide Morosinotto (Gli Spettri di Biscutti Fabrica), Guglielmo Pispisa e Aldo Soliani (Jazz etiope), Igiaba Scego (Ethiopian volunteers register here).