Calcio / La ricorrenza

Asec-Kotoko, una ferita ancora aperta

Il 31 ottobre 1993 è l'anniversario dell’incontro di ritorno di Coppa dei Campioni tra i ghaniani dell’Asante Kotoko e i rivali ivoriani dell’Asec Mimosas. Ciò che accadde prima del calcio d’inizio è ricordato come la più grande tragedia dimenticata del calcio africano.

di Cosimo Bergonzini

"A Félicia, abbiamo giocato a calcio e il Kotoko ha vinto. Incontro di ritorno, a casa, in Ghana. Abbiamo giocato a calcio. Asec ha vinto, Kotoko è arrabbiato. Ci hanno colpito. Ci hanno preso a calci. Altri sono stati uccisi". Il testo di Asec Kotoko, una canzone incisa nel 1996 dal gruppo ghaniano Les Poussins Chocs, rievoca una delle giornate più drammatiche della storia del calcio africano.

Era il 31 ottobre del 1993 e a Kumasi era in programma la gara di ritorno della semifinale della Coppa dei Campioni d'Africa tra i beniamini di casa dell'Asante Kotoko e gli ivoriani dell'Asec Mimosas. Due settimane prima, le Mimose allenate dalla leggenda Eustache Manglé, subentrato qualche mese prima al francese Philippe Troussier, avevano giocato una grande partita sotto tutti i punti di vista e si erano meritate la vittoria per 3-1, mettendo una seria ipoteca sulla qualificazione in finale. Al ritorno, però, i gialloneri vivranno la "più grande tragedia della loro storia", come l'ha definita il sito ufficiale del club ivoriano.

L'entusiasmo era alle stelle e gli Actionnaires, come sono popolarmente conosciuti in Costa d'Avorio i tifosi dell'Asec, organizzarono un esodo biblico, progettando di raggiungere Kumasi con ogni mezzo per assistere alla decisiva gara di ritorno. Non sarebbe stata, però, una trasferta tranquilla.

Versioni discordanti

Nelle vicinanze dello stadio Baba Yara scoppiarono dei violenti tafferugli, ma a questo punto della storia le versioni differiscono: in Ghana parlarono di “semplici” incidenti tra tifosi, mentre gli ivoriani hanno sempre sostenuto di essere stati vittime di una vera e propria imboscata, tesa proditoriamente da alcuni facinorosi esponenti della tifoseria avversaria.

Secondo la loro versione dei fatti si sarebbe trattata di una caccia all'uomo in piena regola: molti di loro hanno raccontato di un assalto alla colorata carovana degli Actionnaires, con decine di veicoli saccheggiati e gli occupanti malmenati, barbaramente picchiati per la sola colpa di tifare per la squadra rivale.

Ci scapparono sicuramente dei feriti e, secondo voci mai confermate, anche dei morti, ma è praticamente impossibile sapere quanti. In campo, poi, l'Asante Kotoko avrebbe vinto 2-0 e ribaltato il risultato dell'andata, strappando il biglietto per la finalissima, poi persa con gli egiziani dello Zamalek.

LA CAF, messa in imbarazzo dalla vicenda, usò il pugno di ferro, squalificando entrambe le squadre dalle competizioni continentali per due anni, anche se poi due incontri di riconciliazione disputati ad Accra ed Abidjan da squadre dei due paesi la convinsero a concedere un’amnistia generale.

Reazioni diplomatiche

La questione, però, aveva ormai travalicato i confini calcistici, passando dal rettangolo verde alle strade, prima di diventare un vero e proprio caso politico e diplomatico.

Quando la notizia del brutale assalto ai tifosi dell'Asec arrivò ad Abidjan, infatti, in Costa d'Avorio si registrarono diversi episodi di violenza nei confronti dei cittadini ghaniani, costretti a rifugiarsi nelle stazioni di polizia, generando anche qualche turbolenza nelle relazioni diplomatiche tra i due paesi dell’Africa Occidentale.

Addirittura una delegazione ghaniana, capeggiata dall’allora ministro degli esteri Obed Asamoah, si recò in Costa d’Avorio con l’obiettivo di verificare i fatti e offrire protezione ai cittadini ghaniani. Ma solo un accorato appello del presidente dell'Asec Roger Ouegnin, intervenuto d'urgenza alla televisione nazionale ivoriana, sarebbe riuscito a sedare gli animi, frenando l'ingiustificata sete di vendetta di alcuni ivoriani nei confronti dei ghaniani.

Precedenti

Qualcosa di simile, sulla falsa riga della celebre guerra del fútbol tra Honduras ed El Salvador raccontata dal reporter polacco Ryszard Kapuscinski, era già accaduto in Africa: nel 1962, dopo la finale di un torneo internazionale, l'accusa di aggressione mossa dai giocatori del Gabon a quelli del Congo-Brazzaville aveva fatto salire la tensione tra i due paesi, che erano andati ad un soffio dal dichiararsi guerra, prima di riconciliarsi alla conferenza dell'Unione Africana e malgascia tenutasi a Douala, in Camerun, qualche mese più tardi.  

A differenza delle querelle tra Gabon e Congo-Brazzaville, giunta ad un lieto fine nel giro di qualche mese, il dossier relativo ad Asante-Asec 1993 è rimasto a lungo nel dimenticatoio. Per molto tempo specialmente in Ghana molti hanno tentato di minimizzare questo episodio, accusando gli ivoriani di aver esagerato con la loro versione dei fatti, ma un ex dirigente del club di Kumasi, intervistato durante la Coppa d'Africa del 2008 dal portale sportivo ivoriano sport-ivoire.ci, ha confermato i fatti, anche se ha specificato come la tifoseria dell'Asante Kotoko non sia per indole "violenta e cattiva": «Guidati dalla passione per il loro club hanno fatto qualcosa di terribile. Quello che è successo è deplorevole perché ha causato la morte di diverse persone. Soprattutto molte persone innocenti che non avevano nulla a che fare con il calcio», ha confessato preferendo restare nell'anonimato.

È dovuto trascorrere più di una decade, ma all’inizio del nuovo millennio qualcosa si è mosso anche a livello istituzionale per fare finalmente luce sull’intera vicenda. I due governi, infatti, hanno istituito delle apposite commissioni incaricate di stabilire la verità dei fatti e fare giustizia, assegnando un risarcimento alle famiglie delle vittime di entrambe le nazionalità. Perché quel giorno, oltre al calcio, a perdere sono stati tutti.