Sinodo per l'Amazzonia

Arellano: "Serve una rinascita delle comunità cristiane"

In Amazzonia «ci sono enormi resistenze da parte di coloro che pensano che un cambiamento vada a scapito dei loro interessi». E noi «siamo colpevoli se non facciamo niente e la nostra passività ci condanna». Così monsignor Eugenio Arellano, vescovo comboniano di Esmeraldas e presidente della Conferenza episcopale ecuadoriana.

di Filippo Ivardi

Abbiamo incontrato monsignor Eugenio Arellano all’apertura dell’Assemblea speciale del sinodo dei vescovi per la regione panamazzonica, ieri in Vaticano, a margine della celebrazione che ha dato inizio ai lavori che si concluderanno il 27 ottobre.

Con quale spirito iniziate questo Sinodo?

Siamo arrivati con grandi speranze perché i problemi che vive l'Amazzonia sono molti e molto seri. E sono di difficile soluzione. In questo contesto dobbiamo considerate in primis l’enorme potere del denaro che può corrompere i governi. Attualmente l’Amazzonia è contesa tra nove paesi che hanno delle buone leggi, di tipo protezionista, garantista. Conosco bene la Costituzione dell'Ecuador che definisce perfino i diritti della natura. Ed è difficile trovare in una Costituzione la natura come soggetto di diritti.

Le leggi vanno bene, ma il problema è che non sono rispettate. Ci sono compagnie che hanno molti soldi e questi soldi hanno il potere di corrompere autorità politiche e militari, perché chiudano gli occhi e lascino passare. Siamo testimoni in Amazzonia di come in poco tempo questi potentati economici hanno sradicato migliaia di ettari di foresta.

Curiosamente, leggevo l'altro giorno un articolo che dava la colpa della deforestazione agli abitanti. Diceva che siccome non hanno il gas e cucinano con la legna, sono loro i responsabili del taglio indiscriminato degli alberi. Questa è una menzogna e chi dice questo commette un errore morale molto grave, perché tenta di far ricadere la responsabilità sui più poveri. Sono invece proprio loro che ci hanno trasmesso la natura, l'acqua limpida, la foresta, gli alberi frondosi, mantenendoli e rispettandoli come fatto per secoli dai loro antenati.

Ma negli ultimi decenni la grande forza del capitale sembra sovrastare la vita. A loro non interessa che i boschi siano mutilati, dimenticando che il mondo intero ha bisogno estremo dell'umidità prodotta dai boschi dell'Amazzonia. Un’umidità che si espande in tutti i continenti.

Stiamo vedendo anche come le acque stanno inquinandosi con la presenza di minerali pesanti usati nelle miniere legali e illegali, miniere diffuse in larga scala. Voi sapete che la maggior parte di metalli preziosi per essere estratti hanno bisogno di essere lavati con grandi quantità di acqua. E in quest'acqua restano depositi di mercurio, cianuro e arsenico.

E con c'è una legge o un’autorità che obblighi queste industrie minerarie a reinvestire parte dei guadagni per rimediare ai danni provocati all’ambiente. Queste compagnie difendono il loro operato sostenendo che non è possibile stare seduti davanti ad una tavola riccamente imbandita, soffrendo la fame. Ma sono argomenti falsi perché si potrebbe benissimo investire una parte del ricavato per rimediare ai danni provocati, in modo tale da ridurre le conseguenze negative e rimettere in sesto il territorio, ottenendo benefici a posteriori.
La realtà è che per loro la devastazione dell’ambiente non rappresenta un problema: spremono l'arancia e poi, quando non c'è più succo, la buttano via.

La sofferenza della natura è anche quella delle popolazioni locali…

In Amazzonia ci sono tanti popoli che hanno il loro Dio, la loro cultura, i loro diritti. Ho sperimentato in America Latina che queste minoranze etniche hanno bisogno del loro territorio, con il quale hanno un legame strettissimo. Vita, cultura e territorio vanno insieme. Non possiamo togliere o ridurre il territorio a questi popoli, perché così li priviamo delle loro radici. Se perdono la terra emigrano nelle città dove spariscono come cultura. Quanti poveri e giovani indigeni cadono nella droga quando arrivano in città!

Queste persone che sono stati signori della natura arrivano nei sobborghi cittadini e non abbiamo una pastorale sociale per riceverli. Non solo per dar loro un tetto, ma anche per aiutarli ad integrarsi in un mondo così diverso dal loro. Cosi diventano doppiamente vittime: perché cacciati dal loro ambiente e perché nessuno li accoglie.

In molti non capiscono l'importanza di difendere un ecologia integrale a sostegno della vita. Fa parte dell'ecologia integrale l'attenzione all’acqua limpida, la lotta per difendere la natura, la qualità di vita delle persone. C'è una relazione stretta tra tutte le creature, quasi una mutua attrazione. E Gesù si presenta, secondo Papa Francesco, come la pienezza della vita umana che attrae tutti a sé.

Ci sono però enormi resistenze da parte di coloro che pensano che un cambiamento vada a scapito dei loro interessi e convenienze. Ho visto il potere del denaro, quello che costringe la gente a scappare, che taglia gli alberi, che lascia la gente bere acqua avvelenata, che brucia migliaia di ettari di foresta. Ho visto tanti bambini che quando arrivano all'adolescenza hanno già la leucemia. Siamo colpevoli se non facciamo niente e la nostra passività ci condanna.

Cosa potrebbe darci questo Sinodo?

Un rinascere delle comunità cristiane che prendono coscienza della loro dignità, che iniziano a credere nella lotta e che, insieme, ce la possiamo fare. La comunità cristiana fa sì che il povero non si venda. Perché la povertà porta la gente ad essere molto debole. Ma, insieme, si stando facendo passi di liberazione. Sembrano insignificanti ma di questi piccoli passi i potenti hanno paura.

Mi aspetto da questo Sinodo delle soluzioni su come generare comunità cristiane che hanno una loro vitalità intrinseca e che non debbano più aspettare che arrivi qualcuno da fuori a risolvere le cose. Perché non c'è niente di più forte di qualcuno che ha preso coscienza della sua dignità. Lì si appoggiano a Cristo e lì nasce una fraternità nuova. Lì si innamorano di un mondo nuovo e lottano per ottenerlo.

Come il Sinodo può dare un nuovo slancio alla Chiesa intera?

Come dice il Papa è un Sinodo ecclesiale dell'Amazzonia per il mondo. Usciranno luci. Il Papa ha invitato le diverse commissioni di preparazione ad avere creatività, ad avanzare proposte e a non dire sempre le stesse cose. Le ha stimolate a cercare cammini nuovi. Il pericolo che ci può essere è che i mezzi di informazione si concentrino solo sull'anedottica e non sull'insieme della proposta. Allora andrebbe in fumo un’opportunità meravigliosa.

Non si tratta di cose strane e curiose ma di un processo di Chiesa che cerca di dare soluzioni a problemi come il diritto delle comunità cristiane di accedere all'eucarestia e di essere soggetti dell'evangelizzazione, sulla valorizzazione del ruolo delle donne e sull’assunzione di ministeri di cui si ha bisogno. Penso che avremo tempo di toccare tutti questi temi con maturità e libertà.
Che Dio ci illumini per creare il volto di una Chiesa diversa, dei poveri per i poveri, gestita dai poveri.