Gelmino Tosi

Il profumo di Ophelia. Amore e conflitto ai tempi del terrorismo

Delmiglio, 2019, pp. 212, € 15,00.

di Gianni Ballarini

Ma che c’entra il rapimento Dozier (fine dicembre del 1981) con le vicende turbolente della guerra civile sudsudanese? E la Verona degli anni ’80 con il piccolo ospedale di Lui, nello stato dell’Equatoria occidentale? Mondi apparentemente lontanissimi tra loro, ma che trovano, invece, un comune filo conduttore nel romanzo di Gelmino Tosi, Il Profumo di Ophelia, edito da Delmiglio. Il terzo romanzo di questo medico (volontario di Medici con l’Africa Cuamm), riesce a legare diversi piani di lettura: il racconto dei suoi anni depoliticizzati, in una città che sarà poi sconvolta e blindata da uno degli ultimi colpi di coda del brigatismo rosso; l’impegno di medico in una realtà dove dominano guerra e miseria. Ma è in quel contesto, in quegli stanzoni dove giacciono malati malarici febbricitanti e feriti da armi di guerra, che Tosi decide di raccontare i suoi vent’anni, in un contesto stravolto dal conflitto armato. Un romanzo che si trasforma in un giallo (ci scappa anche il morto) nel quale l’autore tratteggia con la stessa precisione chirurgica sia i protagonisti della sua post adolescenza nella situazione politica di allora, sia le persone che incontra ogni giorno nel presidio medico del Cuamm. Ogni capitolo, infatti, si chiude con il racconto di ciò che in quel momento accade a Lui. Un romanzo che si snoda tra fantasia e realtà, così intrecciate tra loro da tenere il lettore appiccicato al libro fino alla sua ultima riga.