Luca Salvatore Pistone

Dalla guerra. Cronache di ordinaria oppressione

Aut Aut, 2019, pp. 224, € 15,00

di Rocco Bellantone

Una giovane donna originaria della zona di Masisi, nel Nord Kivu, fissa il vuoto in silenzio cercando al di là della finestra un appiglio che la porti lontano dal ricordo dello stupro subito da un gruppo di ribelli maï-maï. Un orrore che le ha lasciato in eredità un bambino: flebile speranza per un futuro migliore nella Repubblica democratica del Congo, teatro di guerra tra i meno conosciuti al mondo. A trascinarci fin qui, in una zona off limits per il mainstream, sono i reportage del giornalista, fotografo e videomaker Luca Salvatore Pistone.

Bollettini e scatti dal fronte, raccolti solcando i bordi di aree di conflitto sparse tra l’Africa, il Medio Oriente, il Sud Est asiatico e l’Europa orientale. «C’e` bisogno che qualcuno provi a raccontare cosa accade nei luoghi considerati periferie del mondo - spiega nella prefazione al libro lo scrittore e regista Davide Enia. Raccontare la frontiera e la sua complessità richiede un uso scrupoloso, spietato, metodico e rigoroso del vocabolario. Nessun compiacimento, nessuna concessione, nessun narcisismo. Bisogna sforzarsi di usare parole che siano asciutte e nette, chiare e oneste». E questo è quello che fa Pistone, tradendo solo in rare pagine l’emozione per le sue due più grandi passioni: l’Africa occidentale e le due ruote.

Al centro di questo mondo vissuto ai margini non poteva che esserci l’Africa. Luglio 2012. Nella Libia travolta dal caos del post Gheddafi un manipolo di rivoluzionari di Misurata della qatiba Malik Idris mette in moto un pick-up per dare la caccia ai neri di Tawergha, colpevoli di aver appoggiato fino all’ultimo il Colonnello. Settembre 2015. A Diffa, provincia poverissima del sud-est del Niger al confine della Nigeria, nella tendopoli di Assaga si fanno largo tra la polvere e la fame i tormenti di chi è sfuggito alle violenze dei jihadisti di Boko Haram. Febbraio 2017. Il trentenne Tidjane racconta come con le sue magliette su cui c’è scritto #GambiaHasDecided hanno contribuito a dare la spallata al dittatore Yahya Jammeh portando al potere il nuovo presidente Adama Barrow. Poi ancora. Gennaio 2018, Repubblica Centrafricana. Dentro il campo PK3, il più grande del paese situato alle porte di Bria, decine di migliaia di sfollati vivono nel terrore dello scontro fratricida a colpi di machete tra le milizie Seleka e gli anti-balaka. E infine Goma, aprile 2018. Nel Nord Kivu, dove la guerra riversa tutta la sua brutalità su migliaia di donne indifese. Stuprate, sfregiate, rese orfane o vedove, vivono ripudiate da tutti, senza che le imponenti missioni di pace sotto l’egida dell’Onu garantiscano loro la sicurezza. Ma c’è ancora un filo di speranza a tenerle attaccate alla terra. Come quello a cui si aggrappa la giovane di Masisi, che fissa il vuoto oltre la finestra accarezzando la nuova vita che porta con sé in grembo.