Il passato e il calcio

Algeri e Parigi si ritrovano in campo

La federazione francese e quella algerina si stanno mettendo d'accordo per un'amichevole tra le due nazionali maggiori. Un evento storico, non solo dal punto di vista calcistico.

di Vincenzo Lacerenza

Per la prima volta dal 2001, quando le due nazionali si affrontarono a Parigi, un’amichevole tra Francia e Algeria non sembra più un progetto utopistico: «Sarebbe una gara di indubbio prestigio, contro una squadra due volte campione del mondo, ma soprattutto un confronto pieno di storia», ha dichiarato l'allenatore algerino Djamel Belmadi, in campo quella sera di quasi vent'anni fa a Saint-Denis.

Fino ad oggi, l'enorme carico storico, politico e sociale di questa partita aveva sempre spaventato le due federazioni, spingendole a ritenere impraticabile qualsiasi ipotesi di confronto futuro per ragioni di ordine pubblico, ma adesso finalmente i tempi sembrano essere maturi per un avvenimento di questa portata. Gli indizi, in questo senso, non mancano. Il prossimo 15 ottobre, ad esempio, l'Algeria affronterà la Colombia in amichevole allo stadio Pierre Mauroy di Lille, tornando a calcare i campi francesi a distanza di 11 anni dall'ultima volta: nel 2008, a Rouen, le Volpi del deserto avevano pareggiato 1-1 in amichevole con il Mali.

Una cosa non scontata, se si pensa alle polemiche sollevate dai lepenisti dopo i disordini causati dai tifosi algerini in varie città francesi in occasione della vittoria della Coppa d'Africa, ma in grado di catapultare al centro del dibattito sportivo transalpino l'idea di una sfida con l'Algeria, finora considerata un autentico tabù.

Non certo per caso: l'ultima volta che è stato tentato un esperimento simile, il 6 ottobre 2001, le cose non hanno preso la piega desiderata. La gara, la prima tra le due nazionali maggiori - esclusi quindi i Giochi del Mediterraneo - dai tempi dell'indipendenza algerina, era stata immaginata dagli organizzatori come un momento di tolleranza e integrazione, ma si è rivelata un fiasco sotto tutti punti di vista: i tifosi algerini prima hanno sommerso con una pioggia di fischi la Marsigliese, e poi nella ripresa hanno invaso il terreno di gioco, costringendo la polizia ad intervenire e l’arbitro a sospendere la gara sul 4-1 per i Bleus (soprannome dei giocatori della nazionale francese, ndr).

Lotta per l’indipendenza

Quei rancori affondavano le radici nel passato, in quella lotta per l'indipendenza combattuta negli anni ’50 e ’60 da tutto il popolo algerino, compresi i calciatori, anche quelli residenti in Francia. Molti di loro erano nel giro della nazionale francese, ma non ci pensarono due volte nel sacrificare la propria carriera sull’altare dell’indipendenza, unendosi clandestinamente alla squadra fantasma del Fronte di Liberazione Nazionale algerino, considerata un’organizzazione terroristica dalla Francia del generale De Gaulle.

Rachid Mekhloufi, all'epoca asso del Saint-Étienne, non si è mai pentito di quella scelta, anche se dopo gli accordi di Évian è tornato a giocare in Francia: «Oggi la gente ragiona in termini di carriera, riconoscimenti e denaro. La coppa del mondo? Certo, anche io ci penso, ma allora non c’era nulla che potesse avere lo stesso valore dell’indipendenza del mio paese».

Le Volpi del deserto, invece, avrebbero atteso quasi quarant'anni prima di poter giocare con la Francia. Da allora ne sono passati altri 18 senza confronti ufficiali, ma l'attesa sta per finire: già da qualche mese, infatti, le due federazioni hanno iniziato a discutere della questione, valutando sedi e date potenziali. Il più ottimista e ambizioso di tutti è Noël Le Graët, il presidente della Federazione di calcio francese, che si è spinto addirittura oltre, ribadendo l'importanza anche socio-politica di un'eventuale trasferta dei Bleus in Algeria: «Da quando sono qui ho sempre desiderato andare in Algeria. È l’unico paese in cui non abbiamo giocato. Abbiamo il dovere di farlo».