Guerra dei dazi Usa-Cina

Se Pechino frena, l’Africa annaspa

Lo scontro tra le due maggiori economie mondiali, rallenta l’economia globale e avrà serie ripercussioni sulle economie di molti stati dell’Africa subsahariana. Che hanno nel gigante asiatico il maggior partner commerciale.

di Marco Cochi

Dal primo settembre, Stati Uniti e Cina, le due economie più grandi del mondo, hanno fatto scattare nuovi dazi. L’amministrazione americana ha imposto ulteriori tasse del 15% su articoli di abbigliamento, calzature e diversi dispositivi elettronici per un valore totale di 111 miliardi di dollari. Come risposta Pechino ha reso esecutivo l’incremento addizionale delle tariffe dal 5 al 10% su un totale di 5.078 prodotti esportati ogni anno dagli Stati Uniti, per un valore di 75 miliardi di dollari.

La disputa sino-americana sul commercio internazionale prosegue danneggiando l’interscambio tra le aziende cinesi e quelle statunitensi, con una conseguente riduzione del commercio mondiale e della domanda globale. Tutto questo inciderà sulle performance delle due maggiori economie del mondo e avrà ripercussioni sull’intera sfera economica mondiale, con effetti negativi anche per il gran numero di paesi in via di sviluppo che intrattengono rapporti commerciali con la potenza asiatica. In primis molti paesi africani che negli ultimi quindici anni hanno beneficiato di un ingente flusso di merci e di capitali cinesi, che ha reso Pechino il principale partner commerciale economico.

La disputa tra Stati Uniti e Cina è quindi destinata ad avere ricadute di rilievo anche sui paesi subsahariani, i quali, nonostante la loro incidenza sul commercio globale sia inferiore al 2%, potrebbero subire un drastico rallentamento delle prospettive di crescita e forti tensioni sui mercati finanziari.

Dan Steinbock, fondatore del Difference Group, è dell’opinione che nei prossimi mesi in Africa subsahariana gli effetti collaterali della trade-war cominceranno a diventare rilevanti. L’economista finlandese ritiene anche probabile che l’impatto negativo sia aggravato dal protezionismo statunitense che ostacola l’integrazione economica della macro-regione. Akinwumi Adesina, presidente della Banca africana di sviluppo (AfDB), ha avvertito che la guerra commerciale Usa-Cina e l’incertezza sulla Brexit rappresentano due evidenti fattori di instabilità per le prospettive economiche dell’Africa, che aumentano di giorno in giorno. Uno scenario negativo alimentato anche dal sempre più incombente rischio di recessione in Germania.

In maniera indiretta, le prospettive di crescita ridotte possono riguardare Nigeria, Sudafrica e Angola, che rappresentano circa il 60% della produzione economica annuale dell’Africa subsahariana e che già oggi devono fronteggiare difficoltà. La diminuzione della crescita globale avrà ripercussioni sulle valute africane, sulle performance dei principali mercati azionari e sui prezzi delle materie prime, dalle quali è fortemente dipendente l’economia di molti stati subsahariani.

All’inizio del 2019, l’AfDB ha avvertito che nel prossimo biennio la guerra dei dazi potrebbe comportare una riduzione del 2,5% del Pil dei paesi africani più ricchi di risorse e una riduzione dell’1% per i paesi esportatori di petrolio.