Rifugiati burundesi rimpatriati

La Tanzania legittima Nkurunziza

Il governo tanzaniano ha annunciato che dal 1°ottobre saranno rimpatriati 200mila rifugiati burundesi ospitati nei campi di Kigoma. Un messaggio alla comunità internazionale: la crisi politica provocata dal presidente Nkurunziza è superata. Non è così, ribatte l’Acnur.

di François Misser

A partire dal 1972, dopo i massacri di più di 200mila hutu da parte dell’esercito burundese a maggioranza tutsi, la Tanzania ha accolto numerose ondate di rifugiati. Dal 1993 al 2006, ci sono stati nuovi flussi provocati dalle estorsioni e dalle violenze delle milizie hutu, delle milizie tutsi e dell’esercito. A spingere nel paese vicino è stata anche la vicinanza culturale con quei territori dove si trovano i campi-profughi: nel 1921, il regno burundese fu annesso dalla Gran Bretagna al territorio del Tanganica.

Oggi nella regione di Kigoma (nord-ovest della Tanzania) sono ospitati 200mila rifugiati burundesi, che hanno cercato rifugio dopo la crisi del 2015, innescata dalla decisione del presidente Pierre Nkurunziza di presentarsi per un terzo mandato presidenziale, in spregio alla Costituzione e all’accordo di pace di Arusha del 2000. Protrattasi per due anni, quella crisi ha fatto oltre 1200 morti.

Ora il ministro dell’interno tanzaniano, Kangi Lugola, ha annunciato che dal 1° di ottobre tutti i rifugiati burundesi saranno rimpatriati perché la situazione politica del Burundi lo consente. Il ministro si è rifatto a un accordo, in essere dal 2018, tra i due stati e l’Alto commissariano delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur) sul rimpatrio dei burundesi che esprimono la volontà di tornare a casa. Accordo che ha consentito il ritorno di 75mila persone.

L’annuncio di Kangi Lugola è stato accompagnato dall’avvertimento che non saranno tollerate interferenze nell’applicazione dell’accordo. Il ministro ha dichiarato che «alcune organizzazioni internazionali ingannano i rifugiati dicendo loro che non c’è pace in Burundi» e ha minacciato l’arresto di coloro che istigano i rifugiati a non rientrare in patria. Va ricordato che già nel luglio 2017, il presidente tanzaniano John Magufuli aveva chiesto ai rifugiati burundesi di rimpatriare.

Ma l’Acnur non è d’accordo con questo approccio del governo tanzaniano e ribadisce che sono accettabili solo i rientri volontari. L’agenzia onusiana ritiene che «anche se la sicurezza generale è migliorata, le condizioni del Burundi non sono favorevoli alla promozione di un ritorno». L’Acnur chiede ai governi di Dar es Salaam e di Bujumbura di rispettare i loro obblighi internazionali e di vigilare che nessun rifugiato sia rimpatriato contro la sua volontà. L’agenzia sottolinea infine che ogni mese centinaia di persone fuggono ancora dal Burundi.