Somalia. Elezioni nello Jubbaland

Il voto tradizionale che mina Mogadiscio

Lo stato federale somalo dello Jubbaland è considerato uno stretto alleato del Kenya e il capofila delle regioni che si oppongono ai clan della capitale. L’instabilità dell’area sta alimentando la violenza di al-Shabaab che controlla fette di territorio.

di Bruna Sironi

Sta per concludersi il lungo, complicato e combattuto iter per il rinnovo del parlamento e per l’elezione del presidente nello stato federale somalo del Jubbaland. Le elezioni somale, fino alla promulgazione di una nuova legge elettorale ora in preparazione, non prevedono il suffragio universale ma il protagonismo dei leader tradizionali, cioè gli anziani dei clan che formano la popolazione somala.

Tocca, infatti, agli anziani, scelti dalla commissione elettorale, selezionare tre candidati per ciascun seggio disponibile nel parlamento, 75 nel Jubbaland. La commissione elettorale interviene ancora per scegliere tra i candidati chi siederà effettivamente in parlamento. I parlamentari eleggeranno il presidente. Nel Jubbaland il parlamento si è insediato sabato scorso; l’elezione del presidente dovrebbe avvenire entro la fine di questa settimana.

Il macchinoso processo, che ha l’obbiettivo di garantire ai clan una rappresentanza nelle istituzioni proporzionale alla loro numerosità ed importanza, si presta a pressioni e manipolazioni diverse ad ogni snodo.

Secondo gli esperti della regione, il processo elettorale nel Jubbaland è stato caratterizzato da intimidazioni, violenze e mancanza di trasparenza. È stato ulteriormente complicato da crescenti tensioni tra il governo locale e quello nazionale e, per di più, ha subito pesanti interferenze dai paesi della regione. Particolarmente interessati e coinvolti nell’evoluzione della situazione nel Jubbaland sono il Kenya e l’Etiopia che condividono con la regione somala i confini, con loro truppe presenti sul suo territorio e con stretti legami clanici con la sua popolazione.

Il presidente uscente, Sheikh Ahmed Islam, conosciuto come Madobe, è il grande favorito nella corsa presidenziale. I suoi avversari accusano la commissione elettorale di aver supportato in ogni modo la sua rielezione. Perciò hanno formato una loro commissione elettorale, hanno insediato un parlamento “parallelo” e minacciano di eleggere un proprio presidente. Se questo avvenisse, si determinerebbe una pericolosa situazione di scontro aperto che potrebbe uscire dai confini dello stato regionale. Nella loro protesta, gli avversari del presidente uscente si sentono in un certo senso appoggiati dal governo di Mogadiscio, che avrebbe voluto controllare centralmente il processo elettorale. Questa “pretesa” è uno degli elementi di contrasto tra alcuni stati regionali, capeggiati dal Jubbaland, e il governo nazionale, con cui da mesi hanno interrotto la collaborazione.

Madobe, esponente del potente clan dell’Ogaden, presente anche nella regione somala dell’Etiopia, per la sua storia personale gode del supporto di autorevoli leader tradizionali, di alcuni importanti clan e di una buona parte della popolazione. Si è distinto, infatti, nella lotta al gruppo terroristico al-Shabaab a capo della brigata Ras Kamboni che, nel settembre del 2012, sostenuta dall’esercito kenyano, è riuscita a liberare il porto di Chisimaio, ora capoluogo dello stato regionale, l’ultima importante città ancora controllata dal gruppo terroristico islamista. Da allora Madobe è presidente del Jubbaland, ad interim fino al 2015 e poi regolarmente eletto. È considerato uno stretto alleato del Kenya che, d’altra parte, considera il Jubbaland una zona cuscinetto contro infiltrazioni terroristiche e ha, evidentemente, un grande interesse ad avere un amico al governo di Chisimaio.

La situazione si è ulteriormente complicata con il crescere delle tensioni tra Nairobi e Mogadiscio per la definizione dei confini delle acque territoriali e i diritti sui giacimenti di gas e petrolio che vi sono stati individuati. Nei giorni scorsi la ministra degli esteri kenyana, Monica Juma, è intervenuta direttamente a sostegno delle posizioni della commissione elettorale ufficiale, e dunque di Madobe, criticando questioni poste all’istituzione dalla missione Onu nel paese. Nella sua missiva tacciava l’intervento di costituire addirittura una spinta verso la divisione della regione.

Una situazione esplosiva, insomma, che rischia di destabilizzare l’intera regione, risucchiando in un eventuale conflitto non solo il governo nazionale di Mogadiscio, ma anche il Kenya e forse l’Etiopia.  

Intanto ne ha tratto vantaggio il gruppo al-Shabaab, dicono gli esperti, che ha ampliato il controllo sul territorio del Jubbaland, sta interferendo sulle elezioni attraverso leader tradizionali a lui legati o da lui minacciati e intensificato le azioni terroristiche. Lo scorso luglio ha attaccato anche un hotel di Chisimaio, facendo almeno 26 morti, dopo anni in cui non avevano potuto avvicinarsi alla città.