L'ARIA CHE TIRA - LUGLIO e AGOSTO 2019

Lotta ai rifiuti di plastica

Dal primo giugno 2019 i turisti che atterrano in Tanzania devono fare attenzione a non portare con sé nei bagagli sacchetti di plastica, perché dovranno consegnarli all’arrivo. È l’ultima mossa di una battaglia che nel 2017 aveva già visto la proibizione di produrre e vendere sacchetti di plastica nel paese. Ma la Tanzania non è un caso isolato nel continente. Se, infatti, va riconosciuto il recente impegno europeo su questo

di Gianni Silvestrini

Dal primo giugno 2019 i turisti che atterrano in Tanzania devono fare attenzione a non portare con sé nei bagagli sacchetti di plastica, perché dovranno consegnarli all’arrivo. È l’ultima mossa di una battaglia che nel 2017 aveva già visto la proibizione di produrre e vendere sacchetti di plastica nel paese.

Ma la Tanzania non è un caso isolato nel continente.

Se, infatti, va riconosciuto il recente impegno europeo su questo fronte, va detto che l’Africa si è mossa con largo anticipo rispetto al mondo industrializzato, adottando misure in alcuni casi estremamente rigorose. La motivazione è chiara. Spesso i rifiuti venivano bruciati all’aperto generando diossina e altre sostanze tossiche.

I sacchetti di plastica erano abbandonati ai bordi delle strade e impigliati sugli alberi, ostruivano i sistemi fognari e rappresentavano un rischio per gli animali che li mangiavano. «Spesso peschiamo più polietilene che pesci», dichiaravano i pescatori del Ghana. Oggi questi impatti negativi non sono stati eliminati, ma certamente sono molto diminuiti.

Ben 34 paesi africani hanno approvato, infatti, legislazioni sempre più severe. Il Kenya, ad esempio, dove si utilizzavano 100 milioni di sacchetti di plastica all’anno, nel 2017 ha previsto multe di migliaia di dollari e perfino il carcere per i trasgressori.

Questi provvedimenti, presi da parte di governi in risposta a rischi evidenti, dimostrano una sensibilità ambientalista.

Il Rwanda, che ha adottato una legge per bandire i sacchetti fin dal 2008, punta a diventare il primo paese al mondo plastic-free.

Naturalmente nei paesi dove erano presenti industrie produttrici dei sacchetti ci sono stati dei contraccolpi. In Kenya, ad esempio, gli addetti in questo settore, che tra l’altro esportava una parte della lavorazione, erano ben 60mila. Dopo il bando, alcune aziende hanno deciso di passare a lavorazioni consentite di plastiche di maggiore spessore, altre hanno tentato la strada del recupero e del riciclaggio della plastica, altre ancora sono passate alla produzione di sacchetti di carta e di tessuto.

Insomma, le misure adottate in Africa sono state tempestive ed efficaci, seppure non prive di controindicazioni.