Roberta Simonis, Adriana Ravenna, Pier Paolo Rossi

Ennedi, Pierres Historiées

All’insegna del Giglio, 2017, pp. 288, € 70,00

di Anna Jannello

Ci voleva tutta la passione e la competenza di tre esperti viaggiatori sahariani, studiosi di arte rupestre, per portare a termine Ennedi Tales on Stone, rigoroso viaggio di ricognizione fra le pitture e le incisioni sulle rocce nel massiccio dell’Ennedi, vasto altopiano a nord-est del Ciad.

Basta scorrere i riferimenti bibliografici e i crediti fotografici per rendersi conto della complessità dell’opera e di quanto paziente lavoro hanno fatto Roberta Simonis, Adriana Ravenna, Pier Paolo Rossi per arrivare alla pubblicazione del volume, 288 pagine arricchite da 1.215 fotografie. Il testo è in inglese, ma contemporaneamente è uscita anche la versione francese Ennedi Pierres historiées, tradotto da Jean-Loïc Le Quellec, antropologo e presidente dell’Associazione amici dell’arte rupestre sahariana.

Il vento e il tempo hanno scolpito le rocce di arenaria dell’altopiano – si estende su 30mila km² con la cima più alta di 1.450 metri –, l’erosione dell’acqua ha scavato profondi canyon e creato spettacolari archi naturali. Il clima, meno secco e meno caldo per via dell’altitudine, rende ancora possibile la presenza di acque permanenti (guelta in arabo) nella gola d’Archei, dove si abbeverano i dromedari e sopravvivono i coccodrilli del deserto, o Maya e Bachikelé, lussureggianti di vegetazione.

Le pareti delle grotte, i ripari (incavi nella roccia meno profondi) nel corso dei millenni sono stati dipinti, dai pastori nomadi che le hanno abitate, con scene di vita quotidiana: dromedari, cavalli, giraffe, capre, antilopi, ma anche figure umane e utensili domestici, si alternano per comporre un museo all’aria aperta.

Le fotografie mostrano più di 6mila pitture e un centinaio d’incisioni sparse in 88 località, a loro volta composte da diversi siti, per un totale di 308 luoghi visitati e descritti dagli autori o da viaggiatori e studiosi che hanno collaborato, come l’ungherese Andras Zboray. Spesso pitture di diverse epoche si sovrappongono, alcune antiche immagini – i colori dominanti sono il bianco, l’ocra, il rosso – sono visibili solo in fotografia grazie alla tecnologia DStretch che permette di trattare le foto digitali facendo emergere tratti grafici e colori.

Fra i primi studiosi ad analizzare le pitture rupestri dell’Ennedi, suddividendole per fasi storiche all’interno dell’Olocene (a partire presumibilmente dall’ 8.000 a.C.), c’è il francese Gérard Bailloud che compì due spedizioni nel 1956 e 1957.

Lo scopo del volume, scrivono gli autori, non è però soltanto quello di stabilire un catalogo d’arte rupestre, ma di offrire uno sguardo corale, di condividere la visione straordinaria dell’ambiente così com’era vissuto dagli artisti che millenni fa decorarono le grotte con figure poetiche ed evocative come il “galoppo volante” di guerrieri issati su cavalli o cammelli sospesi nella roccia.