Rd Congo / Olio di palma

Violenze in aumento attorno alle piantagioni

Il movimento mondiale per la difesa delle foreste tropicali ha lanciato un appello alla mobilitazione e chiesto alle autorità congolesi l’apertura di un’indagine che faccia piena luce sull’uccisione di un attivista nei pressi di una piantagione di palme da olio, gestita dalla compagnia canadese Feronia.

di Marta Gatti

Avvio di un’indagine urgente e garanzia di sicurezza per i difensori del diritto alla terra in Repubblica democratica del Congo (RdC). Sono le richieste principali contenute in un appello lanciato a fine luglio dal Movimento mondiale per le foreste tropicali (World Rainforest Mouvement).

La mobilitazione internazionale è nata dopo l’uccisione di un attivista congolese, il 21 luglio scorso, nei pressi della piantagione di palme da olio di Boteka, nella provincia dell’Equatore, nel Nord-Ovest della RdC. L’uomo, Joël Imbangola Lunea, era un attivista di Riao-RdC (Rete di informazione e appoggio alle ong), un’organizzazione congolese per la difesa dell’ambiente e dei diritti umani che sostiene le comunità locali nelle proteste contro l’occupazione delle terre da parte della compagnia canadese Feronia.  

L’uomo lavorava come trasportatore di merci e persone lungo il fiume Momboyo, grazie ad una canoa motorizzata. Secondo le prime ricostruzioni, riportate dall’ong, Lunea sarebbe stato aggredito da una delle guardie private della piantagione di palma da olio, che lo avrebbe accusato di aver trasportato olio di palma trafugato. Secondo i passeggeri della canoa, l’attivista avrebbe rigettato le accuse e la guardia lo avrebbe prima picchiato e poi strangolato. L’aggressore avrebbe poi gettato il corpo dell’uomo nel fiume e sarebbe scappato. Jean François Mombia Akutu, presidente e fondatore di Riao-RdC ha confermato a Nigrizia la dinamica dei fatti, aggiungendo che il corpo, che presentava segni di violenza, è stato recuperato dal fiume tre giorni dopo.

Riao-RdC e altre organizzazioni internazionali come SoS Faim, Fian e Cncd 11.11.11, avevano più volte denunciato l’aumento della conflittualità tra la popolazione locale e la compagnia, in particolare a causa delle violenze e intimidazioni delle guardie private nei confronti dei membri della comunità. Nel 2015 una coppia di indigeni era stata uccisa da colpi di arma da fuoco, ma non si era svolta alcuna inchiesta. Gli stessi membri di Riao hanno ricevuto minacce durante le attività a sostegno delle comunità limitrofe alle piantagioni nelle tre province in cui è presente Feronia PhC (Plantation et huileries du Congo). La compagnia canadese ottenne la concessione di 100mila ettari nel 2009, ma ad oggi quelli effettivamente sfruttati sono 30mila.

Nel novembre del 2018 le comunità, supportate da ong nazionali e internazionali, avevano depositato un’istanza al meccanismo indipendente (ICM) delle banche di sviluppo tedesca, olandese e francese, contro l’occupazione delle terre da parte di Feronia, accusata di non aver garantito il consenso libero, previo e informato delle popolazioni. Il meccanismo ha accettato l’istanza e avviato un processo di indagine indipendente che prelude la mediazione per arrivare a soluzioni condivise.

Le comunità locali denunciano violenze e arresti arbitrari da parte del personale che si occupa della sicurezza, nei confronti di coloro che trasportano o trasformano artigianalmente i frutti della palma. La compagnia, dal canto suo, ha più volte denunciato di essere stata vittima di furti all’interno delle piantagioni.

L’ong congolese ritiene Feronia responsabile della morte dell’attivista perché negli anni non avrebbe preso misure sufficienti a impedire l’uso delle minacce e della violenza, da parte degli agenti privati. Riao accusa la compagnia di aver delegittimato il lavoro degli attivisti e di aver istigato alla violenza nei loro confronti.

La compagnia, sul suo sito internet, ha pubblicato la sua posizione ufficiale in seguito all’uccisione dell’attivista. Feronia PhC conferma che l’uomo, ricercato per omicidio, è un suo dipendente. L’azienda, però, esprime dubbi sulla dinamica dei fatti che hanno portato all’uccisione dell’attivista. Le testimonianze raccolte dalla compagnia parlano di un litigio nato da contrasti di natura personale, avvenuto però a breve distanza dalla piantagione. Secondo Feronia PhC la guardia privata non era in servizio, ma in congedo per quattro settimane. Nel testo, la compagnia esprime le sue condoglianze per la morte dell’uomo e annuncia di essere a completa disposizione della polizia nelle indagini.

Feronia, che ha preso in gestione la piantagione di palma d olio di epoca coloniale, ha ricevuto fondi da banche di sviluppo di Francia, Germania, Olanda, Belgio, Spagna, Regno Unito e dagli Stati Uniti.

Il World Rainforest Movement ha lanciato un appello alla mobilitazione e scritto una lettera indirizzata alle autorità congolesi chiedendo l’apertura immediata di un’indagine per chiarire l’accaduto, l’assicurazione alla giustizia del responsabile del crimine e la garanzia di sicurezza per gli attivisti che lavorano al fianco delle comunità.