Verso nuove elezioni

Tunisia: il dopo Essebsi

Con la morte del novantaduenne Beji Caïd Essebsi, primo presidente eletto democraticamente dopo la rivolta popolare del 2011, la Tunisia apre una nuova ed inedita fase della sua infinita transizione.

di Luciano Ardesi

Secondo la Costituzione, approvata nel 2014, la vacanza definitiva della presidenza deve essere constatata dalla Corte costituzionale. Il fatto è che dopo cinque anni, l’Assemblea nazionale non ha trovato ancora un accordo per eleggere i giudici costituzionali. In questa inedita e non prevista situazione, i deputati hanno di comune accordo preso la decisione di certificare la vacanza e di permettere così l’investitura ad interim dell’ottantacinquenne presidente dell’Assemblea, Mohamed Ennaceur, come previsto dalla Costituzione.

Il risultato non era scontato vista la litigiosità all’interno degli schieramenti politici, anche in vista dell’imminenza delle tornate elettorali previste per l’autunno. Le elezioni del nuovo parlamento, fissate al 6 ottobre, sono mantenute, mentre il primo turno delle presidenziali è stato anticipato dal 17 novembre, data fissata prima della morte di Essebsi, al 15 settembre, secondo quanto comunicato dall’Istanza superiore indipendente per le elezioni (Isie). La campagna elettorale sarà estremamente breve, solo 12 giorni.

Sul presidente ad interim incombe ora un’importante e rapida decisione. Gli emendamenti alla legge elettorale, approvati dal parlamento il 18 giugno scorso e frutto di un dibattito non ancora terminato, non erano stati promulgati da Essebsi, non solo per il suo stato di salute, che si era progressivamente degradato negli ultimi tempi, ma soprattutto perché vi era fieramente contrario.

Le nuove norme sono state volute dalla coalizione di governo che sostiene il primo ministro Youssef Chahed e mettono fuori corsa i candidati “populisti”, primo tra tutti Nabil Karoui, intraprendente proprietario della rete tv Nessma, le cui attività non erano regolate come quelle dei partiti politici, relativamente, ad esempio, alla pubblicità, al finanziamento e all’elargizione di doni in denaro o in natura.

Inoltre, proibiscono la candidatura di chiunque faccia apologia delle violazioni dei diritti umani, un modo per eliminare dalla corsa i nostalgici dell’epoca di Zine El Abidine Ben Ali, come Abir Moussi, la presidente del Parti destourien libre (Pdl) che considera la rivolta del 2011 come frutto di un complotto straniero. Una delle clausole più discusse è la retroattività delle norme che si applicano nei 12 mesi che precedono le elezioni, e che quindi escludono comunque quei candidati che avessero tenuto determinati comportamenti anche prima della promulgazione delle nuove disposizioni.

La figura di Beji Caïd Essebsi è esemplare della difficoltà della nuova democrazia tunisina a selezionare una nuova classe politica. Essebsi ha infatti attraversato tutte le stagioni politiche del paese. Esponente del partito desturiano che ha portato il paese all’indipendenza, è stato ministro e ambasciatore di Habib Bourguiba, prima di essere escluso dal partito al potere, per poi essere richiamato nel governo. Sotto il regime di Ben Ali è diventato deputato e presiedente della Camera (1989-1991), per poi allontanarsi dal dittatore, senza aderire all’opposizione.

All’indomani della rivolta popolare e della fuga di Ben Ali all’estero, è diventato il primo ministro della transizione (febbraio-dicembre 2011). Con la vittoria degli islamisti di Ennahada, è divenuto una figura chiave dell’opposizione e nel 2012 ha fondato il proprio partito, Nidaa tounes, col sostegno del quale sarà poi eletto presidente nel 2014. L’ultima sua battaglia è stata quella della parità di genere nell’eredità (attualmente la donna eredita la metà dell’uomo), ma la proposta si è incagliata in parlamento.