Nuovo accordo con il colosso cinese

L’Unione africana punta su Huawei

Si rafforzano i rapporti Africa-Cina nel campo dell’informatica e della tecnologia, nonostante le accuse di spionaggio che hanno riguardato la sospetta sottrazione di dati dalla sede dell’Unione africana. La guerra fredda in corso tra il colosso cinese Huawei e il governo degli Stati Uniti potrebbe però costringere più di un governo a schierarsi.

di Bruna Sironi

L’Unione africana (Ua) consolida i rapporti con la compagnia cinese Huawei firmando un importante accordo per allargare la già esistente partnership nel campo dell’informatica ad altra tecnologia nello stesso campo quale la banda larga, gli archivi “cloud”, le reti 5G e l’intelligenza artificiale. L’accordo è stato firmato la settimana scorsa ad Addis Abeba, sede dell’organizzazione panafricana, da Thomas Kwesi Quartey, vicepresidente della Commissione dell’Ua, e da Philippe Wang, vicepresidente di Hauwei per il Nord Africa.

La decisione è arrivata in un momento critico per la multinazionale cinese, praticamente bandita dagli Stati Uniti e sotto esame in altri paesi occidentali. È infatti sospettata di usare la sua tecnologia informatica per azioni di spionaggio per conto del governo cinese.

Il primo sospetto risale al 2012, quando un comitato di intelligence americano definì Huawei come una minaccia per la sicurezza del paese, accusandola di aver già sottratto proprietà intellettuali e di essere potenzialmente in grado di accedere a dati sensibili per il paese senza averne l’autorizzazione. In questo contesto hanno le radici i recenti provvedimenti del governo Trump, che di fatto bloccano l’accesso della multinazionale cinese al mercato statunitense. 

Altre gravi accuse sono state lanciate contro Huawei proprio per il suo operato all’Unione africana, cui aveva fornito la tecnologia, l’installazione e la formazione professionale per lo staff. All’inizio del 2018 fonti anonime interne all’organizzazione svelarono al Financial Times e a Le Monde che ogni notte dati sensibili passavano dai computer degli uffici dell’Ua ad Addis Abeba a postazioni non identificate dove la Cina avrebbe potuto servirsene.

Danielle Cave, esperta dell’Australian Strategic Policy Institute, l’ha definita come «l’azione di sottrazione di dati governativi sensibili più lunga che conosciamo». Ma il presidente della Commissione Ua, Moussa Faki Mahamat, e l’allora primo ministro etiopico, Hailemariam Desalegn, negarono decisamente le accuse e dichiararono che i sospetti erano del tutto infondati.

L’accordo di questi giorni con l’organizzazione panafricana testimonia di una partnership in crescita ed è considerato particolarmente significativo per Huawei in questo momento decisamente critico, in cui deve affrontare un crescente antagonismo in altre parti del mondo. È importante anche dal punto di vista economico. Il mercato africano è infatti in gran parte ancora vergine. Stime risalenti allo scorso marzo dicono che solo il 36% degli africani ha, o può usare, una connessione internet affidabile.

Huawei ha buone radici in Africa, risalenti alla fine degli anni Novanta del secolo scorso, quando ha costruito reti cellulari in numerosi paesi con un impatto straordinario in altri settori, quali l’educazione, la sanità, l’amministrazione pubblica, il sistema bancario. Secondo Antoaneta Roussi, una giornalista specializzata, Huawei avrebbe costruito la stragrande maggioranza delle reti 2G e 3G e almeno la metà di quelle 4G. Gli interventi sono stati normalmente finanziati da crediti concessi ai governi africani dalla Cina. Ha ora iniziato per prima a sviluppare le reti 5G - che hanno una velocità di trasmissione dati 100 volte superiore alla 4G - partendo da Johannesburg, in Sudafrica.

Secondo gli esperti, Huawei ha dimostrato di impegnarsi per lo sviluppo informatico dell’Africa ben prima e più di altri colossi dei paesi occidentali. Solo recentemente Microsoft e Google stanno cercando di entrare nel continente, con campagne volte alla individuazione e formazione di giovani talenti locali.

La crescente tensione tra gli Stati Uniti e la Cina potrebbe però costringere gli stati africani a scegliere tra due partner nello sviluppo. Tuttavia Pechino sembra partire in grande vantaggio, avendo sostenuto interventi strutturali di grande impatto per lo sviluppo economico del continente e avendo ormai legami consolidati nei settori chiave, sia a livello pubblico che privato. Così come testimonia, del resto, proprio l’importante accordo siglato la scorsa settimana tra la società cinese e l’Unione africana.