Economia. Al via l’AfCFTA

Libero scambio, una realtà

È entrato in vigore oggi l'accordo africano di libero scambio continentale (AfCFTA), che mira a creare un mercato unico di prodotti e servizi e che aspira a creare la più grande zona di libero scambio del mondo. Vi proponiamo un’anticipazione dell’articolo di Nigrizia di giugno dedicato al tema.

di Michele Luppi

Quando Paul Kagame, ex presidente dell’Unione africana e vero e proprio padre politico del mercato comune africano, il 21 marzo 2018 assicurava i giornalisti sull’entrata in vigore dell’accordo nei tempi previsti, in molti avevano storto il naso tacciando il presidente rwandese di eccessivo ottimismo.

Sorprendendo le voci più critiche, dentro e fuori il continente, a poco più di un anno dalla firma della Dichiarazione di Kigali l’area di libero scambio continentale africana (AfCFTA, nell’acronimo inglese) è divenuta realtà.

Questo è stato possibile grazie al lavoro compiuto da parte di 22 paesi, la metà dei 44 stati fondatori (poi saliti a 49): gli ultimi, in ordine di tempo, sono stati la Sierra Leone e la Repubblica Sahrawi che lo scorso 29 aprile hanno depositato, nelle mani del presidente della Commissione dell’Unione africana (Ua), Moussa Faki Mahamat, gli strumenti di ratifica. Una formalità che, in forza proprio del quorum raggiunto, ha fatto scattare il conto alla rovescia dei 30 giorni previsti prima dell’entrata in vigore effettiva, avvenuta il 30 maggio 2019.

Il prossimo, decisivo, passo sarà il lancio della “fase operativa”, che prenderà il via durante il vertice dei capi di stato e di governo dell’Ua in programma in Niger il prossimo 7 luglio. Da qui inizierà il periodo transitorio in cui i singoli governi dovranno costruire i protocolli e le regole necessarie al funzionamento effettivo dell’area di libero scambio, ad oggi esistente solo sulla carta.

Un mercato ristretto

L’obiettivo è ambizioso: promuovere il commercio interno che oggi rappresenta solo il 17% delle esportazioni dei paesi africani, troppo poco se comparato con il 59% dei paesi dell’Asia e il 69% dell’Europa. Così facendo – sperano i sostenitori dell’AfCFTA – si potrà arrivare a quella “industrializzazione” del continente, con annessa crescita dell’occupazione, che rappresenta uno degli obiettivi dell’Agenda 2063 dell’Unione africana. Anche se non mancano le voci critiche di chi vede nel processo di liberalizzazione un rischio per le economie più deboli, non in grado di reggere la concorrenza.

Secondo la Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa, la crescita del mercato interno favorirà lo sviluppo dei comparti agricolo e manifatturiero che oggi rappresentano la parte più consistente del commercio interno.

Questo sarà possibile grazie alla creazione – nell’ipotesi dell’adesione di tutti gli stati – di un mercato di 1,2 miliardi di persone, del valore di 2,5 trilioni di dollari. Va in questa direzione anche la progressiva liberalizzazione dei servizi, prevista dall’AfCFTA, e il parallelo protocollo per il libero movimento delle persone (…)