Somalia. Più di 1.700 soldati morti

L’Unione africana tenuta sotto scacco da al-Shabaab

La missione Amisom, la seconda come dimensioni e costi, si sta rivelando sempre più fallimentare. Dopo 12 anni, l’obiettivo di piegare i terroristi islamisti è ben lontano dall’essere raggiunto. Anzi, si intensificano gli attentati a Mogadiscio. Secondo gli analisti non ci può essere vittoria militare contro il gruppo terroristico.

di François Misser

Il futuro della missione dell'Unione africana in Somalia (Amisom) è molto incerto. Quando nacque, nel 2007, un generale ugandese la descrisse come una «missione impossibile». Oggi, con 19.500 soldati e 700 agenti di polizia, è la seconda più grande operazione di mantenimento della pace, dopo quella dell’Onu in Rd Congo.

È molto costosa, con un budget annuale che supera il miliardo di dollari. Ma, soprattutto, è dispendiosa come perdite umane. Secondo il politologo britannico Paul Williams, autore del libro Lottare per la pace in Somalia, più di 1.700 soldati sono già caduti in questa guerra contro gli islamisti.

Un sacrificio non ripagato. Dodici anni dopo l'inizio dell'operazione, l'obiettivo di ridurre la minaccia di al-Shabaab, di facilitare la riconciliazione nazionale e di ricostruire uno stato è ben lungi dall'essere raggiunto. Gli esperti del settore difesa non condividono l'ottimismo dell’Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, che il 20 maggio ha salutato a Mogadiscio «i passi che portano al successo». Gli analisti ricordano come dal 2016 al-Shabaab sia avanzato.

Le incursioni aeree degli Stati Uniti contro gli obiettivi del gruppo terroristico nelle aree rurali hanno spinto gli islamisti a intensificare i loro attacchi a Mogadiscio negli ultimi mesi, come riporta il documento pubblicato il 20 maggio dal segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, che parla della maggiore frequenza di attacchi di mortaio.

Secondo Williams, non ci può essere una vittoria militare contro al-Shabaab. Ma nessuno sa come portare gli islamisti al tavolo dei negoziati. Inoltre i terroristi non vogliono negoziare con un avversario debole come è il governo federale di transizione del presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, che non obbedisce ai leader regionali.

Purtroppo (e giustamente), ammette un esperto europeo, la propaganda islamista punta il dito contro l'illegittimità e la corruzione del governo di transizione. Nonostante gli attacchi, al-Shabaab è percepito come un movimento di resistenza nazionale, specialmente contro le truppe etiopiche e kenyane.

Amisom soffre anche dell'assenza di forze aeree e non si coordina con gli americani che ce le hanno. Le sue truppe sono più lente del nemico, osserva Paul Williams. E dal 2016, l'Ue ha diminuito del 20% i suoi finanziamenti, prevalentemente utilizzati per pagare i soldati dei contingenti africani (Uganda, Etiopia, Burundi, Kenya, Gibuti e Sierra Leone) e per finanziare la formazione dell'Esercito nazionale della Somalia (EnS), che non dà molti buoni risultati contro «un avversario difficile e resiliente». Ci sono perfino problemi nell’addestrare i militari dell’EnS, perché i politici non sono d'accordo sul tipo di esercito da costituire.

I comandanti di Amisom non hanno il controllo operativo sulle truppe, che obbediscono solo al loro paese. Amisom non controlla il bush, dove i convogli vengono sistematicamente attaccati. Per fare pressione sul governo di Mogadiscio e accelerare la transizione verso l’assunzione di responsabilità di EnS, gli effettivi della missione sono stati ridotti, per due volte, di mille uomini.

Le basi sono state persino chiuse dal 2018. In seno all’Amisom, il coordinamento tra i contingenti è tutt'altro che perfetto e le truppe di Gibuti non vogliono combattere. «In assenza di un accordo con al-Shabaab, è possibile che siano necessari ancora altri dieci anni per sconfiggere i terroristi», afferma Williams, «tanto più che Amisom copre solo la metà meridionale del territorio, lasciando il resto al Somaliland e agli al-Shebaab, che a volte si rifugiano nelle montagne del Puntland, che nega l'accesso ai soldati Amisom sul suo territorio autonomo.