Emanuele Giordana (a cura di)

Sconfinate. Terre di confine e storie di frontiera

Rosemberg & Sellier, 2018, pp. 186, € 15,00

Il titolo suona imperativo. E in effetti è un deciso invito a considerare i rapporti forza che costituiscono la nozione e la funzione del confine. Un lavoro a più mani – sono 14 gli autori: giornalisti, storici, geografi, esperti di migrazioni – che ci fa sconfinare in quattro continenti. In Europa, c’imbattiamo allora nel faccia a faccia Barcellona-Madrid e nell’indipendentismo della Catalogna.

Nelle Americhe, eccoci di fronte al muro blocca migranti tra Messico e Stati Uniti, che il presidente Trump ha promesso di rafforzare e di estendere lungo tutti i 3.140 km di confine tra i due stati.

In Asia, siamo alle prese con le fragilità di una frontiera adolescente: Timor Leste (14.919 km², un milione di abitanti, occupa la metà dell’isola di Timor), stato staccatosi nel 2002 dall’Indonesia. In Africa, la conferma che in politica non esistono i vuoti: la Somalia è implosa nel 1991 con la caduta del dittatore Siad Barre e ancora non si vedono segni di ripresa; però in questi 28 anni ha preso forma nel nord del paese una realtà amministrativa, il Somaliland, che sulla carta non esiste come stato ma che agisce come tale, intessendo rapporti con gli stati della Penisola arabica.

Riferendosi al confine fluido del Mediterraneo, Pierluigi Musarò, docente di scienze politiche, ci ricorda che tendiamo a considerare naturale, geografica, territoriale la dimensione spaziale del confine, mentre «è un’istituzione sociale complessa, segnata dalla tensione tra pratiche di rafforzamento e pratiche di attraversamento».