Luigi Ciotti

Lettera a un razzista del terzo millennio

Gruppo Abele, 2019, pp. 80, € 6,00

di Jessica Cugini

Secca. Asciutta. Senza sconti e diretta. Questa la lettera che don Ciotti scrive a un razzista del terzo millennio. Smantellando uno per uno i luoghi comuni che imperversano tanto sulle bocche dei rappresentanti delle istituzioni quanto su quelle dei frequentatori delle bocciofile.

Sottolineando la responsabilità di una politica di destra e sinistra che ha svenduto l’etica in cambio del potere, nella spasmodica ricerca di voti e consenso. In nome dei quali pare si sia disposti a vendere qualsiasi cosa, anche l’ideale. Contribuendo così ad alimentare paure invece di soffermarsi su come affrontare il disagio sociale e dirimerlo.

Perché se la sicurezza è un diritto sacrosanto, «sicurezza – ricorda il fondatore dell’associazione Gruppo Abele e Libera – è vivere in libertà insieme agli altri, non a scapito degli altri. È costruire una società responsabile, fondata sui diritti e doveri». E allora forse occorrerebbe ripartire dalle diseguaglianze, dalla povertà in crescita, dal 5% della popolazione che possiede una ricchezza pari al 90% della gente più povera.

E chiedersi cosa mette davvero a rischio la sicurezza. Il numero esiguo di migranti presenti nel paese o la mancanza di una politica sociale? I lavoratori sfruttati nelle campagne del Sud e nei capannoni del Veneto o il caporalato che lucra sulla mancanza di controlli e di lavoro? È tempo di scegliere da che parte stare, non di farsi la guerra. Con la consapevolezza che «la parte giusta non è un luogo dove stare; è, piuttosto, un orizzonte da raggiungere. Insieme».