Leonardo Boff e Tommaso da Kempis

Imitazione di cristo e sequela di Gesù

Gabrielli, 2018, pp. 255, € 19,00

Due testi che, pur concepiti in epoche diverse, si richiamano l’un l’altro. Boff, teologo brasiliano, tra i padri fondatori (una cinquantina di anni fa con Gustavo Gutiérrez e Camillo Torres Restrepo) della Teologia della liberazione, incentrata sull’opzione per i poveri, compie una duplice operazione.

Ritraduce dal latino medievale il libro Imitazione di Cristo, scritto nel 1441 dal monaco venerabile Tommaso da Kempis (Germania 1380 - Paesi Bassi 1471): lo scopo è di interpretare l’opera - già affrontata e citata da figure quali Freud, Jung e Heidegger -rendendola più vicina alla sensibilità di oggi e quindi più comprensibile.

E dopo la traduzione del testo vi aggiunge una propria riflessione La sequela di Gesù nei cammini della vita, una sorta di capitolo finale a completamento del libro, che fornisce più di qualche indicazione al cristiano odierno. Al capitolo 29, “Fuori dei poveri non c’è salvezza”, si legge: «C’è il povero materiale (…) e c’è il povero spirituale di cui parla il vangelo di Matteo (Mt 5,3) (…)

Infine c’è l’impoverito, chi cioè è reso ingiustamente povero perché riceve un salario miserabile, si vede negare condizioni minimamente degne di lavoro e viene sfruttato in termini di tempo e di capacità. Questo tipo di povertà è un peccato sociale, contro la persona, contro tutta una classe sociale e contro il progetto di Dio che esige giustizia, solidarietà e amore». Insomma c’è materia per rafforzare una già ferma intenzione d’impegno.