Achille Mbembe

Emergere dalla lunga notte. Studio sull’Africa decolonizzata

Metelmi, 2018, pp. 312, € 20,00

In due capitoli su sei si occupa del colonialismo francese e dell’incapacità/impossibilità della Francia di pensare uno spazio postcoloniale.

Questo spiega in parte perché il libro sia stato pubblicato nel 2010 da La Découverte di Parigi. Arriva oggi da noi, ma non giunge in ritardo perché la sonda utilizzata per valutare gli accadimenti è intrigante e merita di essere compresa.

Mbembe, camerunese, professore di storia e scienze politiche all’Università di Witwatersrand (Johannesburg, Sudafrica) ci porta a considerare le nazioni africane indipendenti come mondi in cui è in atto un gigantesco lavoro di «distruzione e riassemblaggio» e che «l’avvenire di questa Africa-in-circolazione dipenderà dalla forza dei suoi paradossi e della sua materia indocile».

Quindi, ci dice l’autore, non aspettiamoci che il continente svolga i compitini che l’Occidente continua a volergli assegnare. Ciò non significa che il percorso decolonizzato sia pianeggiante. Manca una riflessione sulla democrazia e molti paesi sono governati da satrapi che truccano sistematicamente il voto.

C’è «in centinaia di milioni di persone, l’incontenibile desiderio di vivere in qualsiasi altra parte del mondo purché non sia casa propria: volontà generale di fuga, di defezione e di diserzione». Si assiste all’istituzionalizzazione delle pratiche del racket e dell’attività predatoria. Va da sé che «se gli africani vogliono la democrazia, allora tocca a loro immaginarne le forme e pagarne il prezzo. Nessuno lo pagherà al posto loro».