Didier Fassin (Traduzione di Lorenzo Alunni)

Ragione umanitaria. Una storia morale del presente

DeriveApprodi, 2018, pp. 308, € 25,00

L’autore, antropologo e sociologo, ha pubblicato questo libro nel 2010 per i tipi Gallimard-Seuil. Rimangono appassionanti e spiazzanti le sue analisi sull’umanitarismo che, «in quanto siamo ormai abituati allo spettacolo della sofferenza e all’esposizione globale del soccorso», definisce «paesaggio morale».

Tra il 1990 e il 2010, ha studiato in Francia, Sudafrica, Venezuela, Palestina e Iraq «questa forma di governo che si concentra sulle vittime di povertà, esilio, disastri naturali, carestie, epidemie e guerra». Ha indagato quelle pratiche generose - svolte da organizzazioni non governative, agenzie internazionali, singoli individui e stati - che in genere sono giudicate positivamente da tutti noi sinceri democratici. E ne ha individuato limiti e ambiguità.

«Nelle società contemporanee, dove le disuguaglianze hanno raggiunto un livello senza precedenti, l’umanitarismo ispira la fantasia di una comunità morale globale ancora realizzabile e la fiducia in una solidarietà con potere di redenzione.

Una simile immagine secolare di comunione e redenzione implica l’improvvisa consapevolezza di una condizione umana fondamentalmente diseguale e della necessità etica di non rimanere passivi, in nome della solidarietà (…). L’umanitarismo ha questa notevole forza: colma in maniera fugace e illusoria le contraddizioni del nostro mondo, rendendo l’intollerabilità delle sue ingiustizie in qualche modo tollerabile, da ciò deriva la sua capacità di produrre consenso».