Alex Zanotelli (a cura di Valentina Furlanetto)

Prima che gridino le pietre. Manifesto contro il nuovo razzismo

Chiare Lettere, 2018, pp. 150, € 15,00

di Raffaello Zordan

Bisogna reagire al razzismo italico connesso al tema migranti e alle politiche che questo governo sta attuando nei confronti dell’immigrazione.

E bisogna farlo prendendo posizione ogni giorno come singoli, società civile e comunità cristiana fino ad arrivare a forme di disobbedienza civile. È il filo conduttore di queste pagine, ma certo non il solo tasto toccato. Il missionario, direttore di Nigrizia dal 1978 al 1987, muove dal diffuso atteggiamento di indifferenza xenofoba per ribadire la sua visione delle cose.

Secondo padre Zanotelli, l’opinione pubblica non può non tener conto che la ragione di fondo che induce tante persone a migrare va individuata nella globalizzazione economica ingiusta e nelle strategie dei governi decise dalla finanza e non dalla politica. Di qui l’acuirsi delle disuguaglianze e delle paure: un malessere che negli Usa, in Europa e in Italia è stato intercettato da partiti di destra che propongono come soluzione il sovranismo, la chiusura, i muri. La soluzione per il nostro continente sarebbe invece più Europa: «Bisogna arrivare a una confederazione di stati, con un effettivo controllo democratico che nell’Ue di oggi non c’è».

Sul rapporto tra Europa e Africa gravano poi due fatti che noi che abitiamo la sponda nord del Mediterraneo tendiamo a rimuovere. Il continente africano è stato depredato prima dalla tratta schiavista e poi dal colonialismo, ed è perciò “in credito” nei nostri confronti. L’autore, nella seconda parte del testo, fa una rapida carrellata su questi argomenti e sul neocolonialismo odierno.

Una carrellata che non sottolinea però a sufficienza il ruolo delle classi dirigenti africane che, dagli anni ’60 del secolo scorso, gli anni delle indipendenze, solo in pochi casi hanno saputo essere all’altezza del compito che la sovranità internazionale aveva loro affidato. Di qui, il mancato sviluppo, i conflitti, l’autocrazia e la complicità con il neocolonialismo…da addebitarsi anche a queste classi dirigenti.

Scorrendo le analisi e le denunce pagina dopo pagina, s’insinua un tarlo. Il problema è alzare il volume della denuncia o non è piuttosto trovare nuovi modi di farsi ascoltare dal grosso dell’opinione pubblica?

Oggi, se uno vuole avere un indirizzo sul tema migranti può rivolgersi a una miriade di centri studi e di associazioni; ma se vuole saperne di più su questo o quel paese di provenienza dei migranti o sulla situazione politica in Libia, ad esempio, ha a disposizione riviste specializzate (come questa) e anche quotidiani qualificati (Avvenire, il Manifesto, il Sole 24 ore, Il Corriere, la Repubblica, La Stampa… ) che ne trattano a profusione. Se poi intendesse conoscere gli orientamenti della Chiesa, trova documenti e riflessioni in abbondanza (Il Regno, La Civiltà Cattolica).

Oggi a essersi prosciugate sono la capacità e la qualità di ascolto, la voglia di capire. Su questo bisogna lavorare.