Jenny Erpenbeck

Voci del verbo andare

Sellerio, 2016, pp. 350, € 16,00

di Jessica Cugini

Non c’è apparentemente niente di più lontano della vita di un anziano professore universitario che, dopo una brillante carriera, va in pensione e quelle di un gruppo di migranti africani arrivati a Berlino dall’Italia, che si accampano con delle tende a Oranienplatz, di fronte al Municipio rosso.

Non c’è niente di più lontano, almeno fino a quando non capita che queste vite si incontrino e le Voci del verbo andare si mescolino, dando vita a un romanzo che ci interroga sul senso di questo tempo che ha perso non solo umanità ma anche il senso della propria storia. L’autrice parte da un fatto di cronaca realmente accaduto nel 2012, per scavare dentro una realtà che ci abita accanto e che, come inizialmente accade a Richard, il protagonista, scansiamo. Una realtà che pagina dopo pagina si racconta, attraverso le voci dei ragazzi.

Che da nomi diventano tante storie, tutte diverse. Tanti sogni, tanto dolore. E a quel punto però non è più possibile non esserne coinvolti, non seguire le riflessioni del vecchio professore, farle proprie, accompagnarlo in questo cammino di incontro che non può non cambiargli la vita. Perché, in fondo, siamo le persone che incontriamo, spesso quelle che incontriamo per caso.

Il romanzo così va oltre la cronaca di un fatto, per entrare nell’intimità di un rapporto umano complesso, come è inevitabilmente quello che si instaura tra chi fugge e chi sceglie di accogliere. Un reportage letterario che diventa racconto intimistico, con cui Erpenberck, nel 2017, ha vinto il Premio Strega europeo.