Brett Scott. Traduzione di Rodolfo Maggio

Guida eretica alla finanza globale. Hackerare il futuro del denaro

Altreconomia, 2018, pp. 256, € 14,90

di Raffaello Zordan

Pagine che dovrebbero richiamare l’attenzione di tre categorie di cittadini. Chi diffida di tutto ciò che ha a che fare con la finanza, si limita a leggere l’estratto conto bancario e però gli dà fastidio non aver mai trovato il tempo per approfondire. Chi fa parte di associazioni che si battono per la giustizia sociale ed è abituato a dividere il mondo in buoni e cattivi. Chi ha partecipato a mobilitazioni per indurre gli istituti dei credito a essere più trasparenti e responsabili sul supporto che forniscono al commercio delle armi (si pensi alla campagna “banche armate”) e s’interroga sul perché è così difficile smuovere le banche e anche l’opinione pubblica.

Lo ha scritto un circa trentacinquenne antropologo sudafricano che si definisce un «esploratore della finanza», collabora con varie università e ha nel curriculum sia l’impegno come attivista in movimenti ambientalisti e sociali sia due anni di lavoro in un’agenzia di intermediazione finanziaria di Londra.

Riformare il sistema finanziario è possibile, a patto che non lo si demonizzi, che si acquisisca competenza e che si faccia un costante esercizio di creatività: è la tesi di questo saggio-racconto, ricco di esempi pratici, di escursioni autobiografiche e anche di incursioni nei classici della letteratura e della filosofia. Una guida, appunto, perché suggerisce un metodo per superare diffidenze e luoghi comuni, e per interpretare le opacità e le interconnessioni della finanza globale. Chiudendo l’ultima pagina, ci si rende conto di non aver capito tutto, ma di certo si sono messe a fuoco alcune domande. E sappiamo che le domande “possiedono” le risposte.

Va da sé che se si vuole cantare fuori dal coro della finanza o addirittura modificarne lo spartito bisogna conoscere la musica. Così tutta la prima parte fornisce le coordinate per un’alfabetizzazione finanziaria che può cominciare, tanto per familiarizzare, anche solo leggendo ogni giorno un quotidiano di economia e finanza. Un percorso che muove dal presupposto che la «finanza è un sistema culturale, e lo è anche il denaro» e che incoraggia a considerare il sistema finanziario «come una serie di ecosistemi interagenti di cui facciamo parte, un sistema con difetti di progettazione a diversi livelli».

Si passa quindi a contraddire il detto “chi va con lo zoppo impara a zoppicare”: al contrario, l’hacker riformatore della finanza può guarire il sistema dalle sue infermità. L’hacker in questione (potenzialmente tutti noi) non ha nulla a che vedere con la figura che compie effrazioni informatiche. Piuttosto «combina ribellione e creazione in un solo atto dirompente, usando l’una per alimentare l’altra». Esempio: da attivisti (hacker) che possiedono azioni di una società possiamo usare «una partecipazione in modo non ortodosso per deviare un’impresa dalle sue modalità operative ortodosse, come lo scarico di fanghi tossici in un fiume per massimizzare i profitti».

Il nostro antropologo/motivatore fornisce un buon numero di appigli a chi davvero voglia entrare nel merito, avvertendo però che non esiste una via alternativa pronta all’uso; la si può costruire, se si continua a sperimentare.

Uscito in inglese nel 2013, il saggio è stato opportunamente riproposto da Altreconomia. Perché, come dice in prefazione Andrea Baranes, presidente di Fondazione finanza etica che ha collaborato alla pubblicazione, «dobbiamo smetterla di considerare la finanza come un mondo a sé, misterioso e incomprensibile».