Paul Hinder con Simon Biallowons

Un vescovo in Arabia. La mia esperienza con l’islam

Emi, 2018, pp. 208, € 18,00

di Efrem Tresoldi

Mentre è nota l’inarrestabile emigrazione dei cristiani dalle regioni del Medio Oriente, non altrettanto conosciuta è la notevole immigrazione cristiana nei paesi del Golfo Persico dove oggi si contano tra due e tre milioni di cattolici. Si tratta di migranti per motivi di lavoro che provengono soprattutto dall’India e dalle Filippine, ma anche da Stati Uniti e Unione europea. Formano una Chiesa vivace e giovane con una attiva partecipazione del laicato. Ne parla entusiasta Paul Hinder, svizzero e appartenente all’Ordine dei frati minori cappuccini. Incaricato delle comunità cristiane degli stati del Golfo dal 2003, in seguito alla riorganizzazione ecclesiastica del territorio nel 2011 è il responsabile del vicariato dell’Arabia del Sud composto da Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen. Alla questione del dialogo con l’islam il vescovo dedica buona parte del libro. Sulla base della propria esperienza, è convinto che, nonostante le restrizioni alla libertà religiosa, le incomprensioni e le diversità dottrinali e culturali, il dialogo deve avere luogo e che i credenti delle due religioni devono poter vivere insieme. Hinder guarda con ammirazione a come i musulmani professano la loro fede e praticano assiduamente le preghiere di ogni giorno, anche in pubblico. Il paragone con l’Europa scristianizzata è stridente. Ma a quanti temono che possa essere islamizzata per via dell’immigrazione il vescovo risponde sicuro: «Preferisco un’Europa islamizzata a un’Europa che dimentica o, peggio, nega le sue radici religiose».