Marco Rizzo, Lelio Bonacorso

Salvezza

Feltrinelli, 2018, pp. 128, € 16,00

di Jessica Cugini

Non tutte le inchieste e i reportage passano per i giornali o le televisioni. Sempre più di frequente, in questi ultimi anni, si è fatto avanti nel mondo dell’editoria il graphic journalism, quello che, letteralmente, potrebbe essere tradotto come “giornalismo a fumetti”. Una forma inedita attraverso la quale raccontare la realtà, che mette insieme le inchieste con le illustrazioni, come accade per Salvezza, l’ultimo lavoro del giornalista Marco Rizzo e del disegnatore Lelio Bonaccorso, nato dalle tre settimane che i due hanno trascorso su Aquarius, la nave bianco-arancione di SOS Méditerranée e Medici senza frontiere, nel novembre del 2017.

Ogni racconto dalla voce dei migranti che scappano dalla Libia, ogni narrazione dei membri dell’equipaggio, così come i momenti di addestramento e salvataggio che i due vivono in quei giorni, diventa una tavola di questo reportage civile, in cui spicca l’arancione su tutte le diverse tonalità di grigio e azzurro che abitano il fumetto.

L’arancione è un colore suggestivo, un po’ come quello del cappottino rosso della bambina del film Schinder’s list. È il colore della nave Aquarius certo, ma ancor di più è il colore dei giubbetti di salvataggio, simbolo, per l’appunto, di Salvezza. E fa a pugni con un unico altro colore che compare, il verde dei finti giubbetti fatti pagare ai migranti 200/300 dollari.

Gli autori di questa inchiesta-fumetto sono tra i protagonisti. Li si vede mescolarsi all’equipaggio, partecipare alle riunioni, stare sul pontile in mezzo alla gente, prendere parte ai salvataggi, raggiungere su gommoni l’area Sar del Mediterraneo dove incontrano le navi libiche, salire sui natanti fatiscenti e girare brevi video per ricordare lo stato delle imbarcazioni da disegnare.

Salvezza è una testimonianza, un libro dalla narrazione asciutta, privo di fronzoli, che racconta ciò che è stato. Ciò che è stato e più non è. Aquarius infatti è stata privata due volte della bandiera: lo scorso agosto a ritirarsi era stata Gibilterra e, dopo l’inutile pellegrinare per poter accedere a un porto italiano, a settembre anche lo stato di Panama. Non avere bandiera significa essere cancellati dai registri marittimi di un paese, il che equivale a essere nave fantasma. La giustificazione, ad agosto come settembre, è la medesima «mancato rispetto delle procedure giuridiche internazionali», che si legge: «si sono rifiutati di consegnare i migranti ai libici».

Un libro davvero unico, non solo perché racconta la prima volta in cui Aquarius imbarca un fumettista (a oggi i giornalisti saliti a bordo sono 150), ma perché è un testo di denuncia, che include anche i dati del fenomeno migratorio, ed è trasversale rispetto ai target di lettura. Come spesso accade con il genere graphic, arriva immediato, diventa testimonianza di facile divulgazione.