Duccio Facchini

Alla deriva. I migranti, le rotte del Mar Mediterraneo, le ong...

Altreconomia, 2018, pp. 160, € 12,00

di Rocco Bellantone

Gli occhi spenti dei migranti della “Zattera di Lampedusa” testimoniano ciò che è diventato il Mediterraneo: un mare di morte in cui si sta consumando una delle pagine più inquietanti della storia dell’Europa unita. L’immagine della scultura dell’artista Jason DeCaires Taylor, esposta nel museo sottomarino di Lanzarote nelle Canarie, “buca” la copertina del saggio Alla deriva, scritto dal giornalista Duccio Facchini con il contributo di studiosi, giuristi, avvocati, medici e attivisti delle organizzazioni non governative (ong). Un volume corale, che attraverso numeri, dati, mappe e tabelle si assume la responsabilità di ristabilire la verità sulla questione migranti, sul ruolo di quanti hanno provato a soccorrerli ma sono stati fermati, sugli errori dell’Europa e sulle colpe dell’Italia.

«Dobbiamo ripartire dalle parole e combattere questa insidiosa guerra civile culturale chiamando le cose col loro nome, iniziando da quella che unisce tutti noi: umanità», afferma nel libro Luigi Montagnini, medico operatore di Medici senza Frontiere, nel raccontare quello che ha visto a bordo dei barconi della disperazione.

Per dare alle cose il loro nome, è necessario anzitutto scansare il campo da termini di cui si sta abusando scientemente per raccogliere consensi. Non è vero, ad esempio, che sulle coste meridionali dell’Europa è in atto un’invasione. Bastano pochi dati ufficiali dell’Unctad (Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo), riferiti al caso africano, per dimostrarlo. Nel 2017 oltre la metà degli africani che ha lasciato lo stato d’origine è rimasta nel continente. E 8 su 10 di questi migranti si sono spostati in un paese della stessa regione. E, ancora, l’85% dei rifugiati affidati al mandato dell’Acnur non si trova in Europa ma in paesi in via di sviluppo, tra cui l’Uganda (oltre 1,4 milioni di rifugiati accolti, terza dietro a Turchia e Pakistan) e il Sudan (906mila).

Giovanna Scarabozzi, medico che ha lavorato a bordo delle navi umanitarie nel Mediterraneo e nei porti di sbarco, spiega nel saggio perché non esistono le «crociere» disegnate nel mare dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. Esiste invece il dramma di donne, bambini, uomini che pur di tentare la traversata sono costretti a subire le pene dell’inferno libico, dove si sta assistendo a un vero e proprio «genocidio economico».

Un pezzo alla volta, le verità tornano a galla. Viene fatta chiarezza sul groviglio legislativo in cui rimangono impigliati migliaia di migranti una volta sbarcati nel nostro paese. Si smonta la teoria del business dell’accoglienza. E con il racconto di Riccardo Gatti, comandante dell’ong spagnola Proactiva Open Arms, si fa luce sulla «guerra ai soccorritori» e sui motivi che hanno spinto gli ultimi governi italiani – in particolare quello attuale guidato da Movimento 5 Stelle e Lega – a prosciugare lentamente la presenza di ong nel Mediteraraneo, chiudendo porti e incrementando respingimenti per far fronte a un’emergenza sbarchi che, però, nei primi cinque mesi del 2018 ha contato 13.430 persone salvate, il 77% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017.

L’ultima fermata è quella da cui i barconi prendono il mare, la Libia. Un paese che non è affatto «sicuro», come dimostrano le ultime stime di Amnesty International secondo cui fino a 20mila tra rifugiati e migranti si troverebbero in centri di detenzione lungo le coste libiche. A molti di loro non verrà nemmeno concessa la possibilità di guardare oltre il Mediterraneo e sperare in una vita migliore.