Marco Cochi

Tutto cominciò a Nairobi

Castelvecchi, 2018, pp. 140, € 17,50

Ogni recente resoconto di attentati islamisti in Africa è spesso accompagnato dalla frase mantra: il continente è il nuovo incubatoio del jihadismo. “Nuovo”? È così? In Africa dal 2010 al 2017 il numero di scontri nei quali sono stati coinvolti gruppi jihadisti è aumentato di più del 300%. Nello stesso periodo, secondo il Centro di studi strategici per l’Africa (dipartimento della difesa Usa), il numero dei paesi africani impegnati in attività militari è più che raddoppiato, arrivando a 12 (erano 5 nel 2010).

Il numero di morti legate a gruppi islamisti militanti è aumentato del 288% (da 2.674 nel 2010 a 10.376 nel 2017). Numeri molto eloquenti, che testimoniano il costante aumento dei livelli di violenza dell’estremismo islamista in Africa.

Dei vari gruppi, molti sono fedeli ad al-Qaida o al gruppo Stato islamico. Tra questi ci sono al-Shabaab in Somalia, Boko Haram e le sue fazioni in Nigeria e Jama’at nusrat al islam wal muslimin in Mali. Molti di questi gruppi sono stati rafforzati dalla disgregazione della Libia, dopo la caduta del regime di Gheddafi, nel 2011, quando le armi hanno cominciato a uscire dagli arsenali libici e nel Sahara sono nate reti di contrabbando di qualsiasi cosa, dalle persone alla droga.

La rappresentazione pubblica del fenomeno si ferma spesso all’elenco dei morti, agli attentati e agli autori. Un approfondimento insoddisfacente per Marco Cochi, giornalista (anche di Nigrizia), analista e docente alla Link Campus University. La comprensione del terrorismo islamista africano, con le sue mille sfaccettature, è indispensabile per leggere ciò che accade in quei territori e che ci appare così distante.

E Cochi, in Tutto cominciò a Nairobi. Come al-Qaeda è diventata la più potente rete jihadista dell’Africafa questo: si immerge. Contestualizza i principali gruppi. Ne descrive le origini. Gli ambienti in cui crescono. Le ragioni sociali ed economiche che alimentano il radicalismo. Ne cita i principali protagonisti. Racconta, con metodo quasi scientifico e con un’abbondanza di fonti, la specificità di ogni realtà. Un saggio che potrebbe essere utilizzato anche nelle aule universitarie o nei tink thank interessati ad approfondire il terrorismo islamista in Africa.

E il punto di partenza del suo viaggio non poteva che essere gli attentati del 7 agosto 1998 a Nairobi (Kenya) e a Dar es Salaam (Tanzania), quando i terroristi colpirono le ambasciate statunitensi provocando oltre 200 vittime e quasi 4mila feriti. È l’inizio della crociata antiamericana di Osama bin Laden, che per la prima volta ottiene l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. Azioni terroristiche successive alla fatwa emessa dal Fronte islamico per il jihad contro ebrei e crociati pubblicata il 23 febbraio 1998 sul quotidiano panarabo edito a Londra Al Quds al-Arabi.

Il racconto di Cochi, che talvolta corre il rischio di scivolare in tecnicismi per specialisti, è anche il tentativo di coprire un buco della pubblicistica italiana, che mostra «scarsa attenzione alla crescente minaccia del radicalismo islamico in Africa».