Maria Tatsos

Mai più schiavi. Biram Dah Abeid e la lotta pacifica per i diritti umani

Paoline, 2018, pp. 208, € 16,00

di Efrem Tresoldi

Il libro ha il merito di fare conoscere anche in Italia una persona di eccezionale levatura morale e politica. Si tratta di Biram Dah Abeid che da anni lotta per sradicare in Mauriania, dove è nato nel 1965, la piaga endemica della discriminazione razziale e della schiavitù. Come metodo di lotta ha scelto la nonviolenza: sit-in, proteste pacifiche, sciopero della fame, pellegrinaggi, cause legali... e per questo è stato paragonato a Mahatma Gandhi.

Biram è un musulmano praticante e appartiene alla popolazione mauritana nera degli haratin, per secoli tenuta in schiavitù dalla minoranza arabo-berbera che detiene il potere politico ed economico del paese. Nonostante la schiavitù sia stata abolita ufficialmente nel 1981 – divieto ribadito anche da due leggi nel 2007 e 2015 –, gli haratin, così come le minoranze nere wolof, soninke, fulani, continuano a essere discriminati e la loro libertà conculcata dagli ex padroni.

Di fronte al perdurare delle palesi violazioni della legge e all’impunità di chi le compie, nel 2008 Biram fonda l’Iniziativa per la rinascita del movimento abolizionista (Ira Mauritanie). Nei molteplici viaggi all’estero informa la comunità internazionale del dramma degli ex schiavi in Mauritania e ottiene prestigiosi riconoscimenti negli Usa e in Europa. Il governo, però, non riconosce l’Ira e incarcera e tortura i suoi aderenti. Anche Biram è più volte incarcerato, sottoposto a tortura, minacciato di morte, ma non intende desistere dalla lotta pacifica affinché nessuno sia più padrone della vita di un altro.