Ilaria Bifarini

I coloni dell'austerity. Africa, neoliberismo e migrazioni di massa

Youcanprint, 2018, pp. 198, € 15,00

Lehman Brothers era la quarta banca d’affari degli Stati Uniti. È fallita il 15 settembre 2008 con un fardello di debiti bancari per 613 miliardi di dollari. È inciampata sul sistema di rifinanziamento dei mutui subprime, fondato sulla crescita “perpetua” dei prezzi delle case. La bancarotta ha innescato una crisi economica e finanziaria che ancora perdura, ma il modello economico liberista non sembra giunto al capolinea.

Di formazione neoliberista, con laurea alla Bocconi in Economia della pubblica amministrazione, l’autrice ha maturato un punto di vista più che critico nei confronti di un modello economico basato sul ruolo regolatore e quasi salvifico del libero mercato. La sua tesi è che le organizzazioni finanziarie internazionali (tra cui Fondo monetario internazionale e Banca mondiale) stanno imponendo all’Italia e all’Europa la logica della dipendenza dal debito pubblico e dell’austerità.

Un meccanismo, ben rodato in Africa a partire dagli anni Ottanta, che si fonda sulla massima apertura al libero scambio, privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica e piani di rientro dal debito. Uno dei risultati, secondo l’autrice, è che gli stati dell’Africa subsahariana con minor debito pubblico fanno registrare un aumento dei flussi migratori, anche verso l’Europa, a causa del peggioramento delle condizioni di vita. Considerazione finale, vagamente sovranista: «La globalizzazione della povertà sta imponendo, in nome del modello unico neoliberista, il sacrificio della sovranità economica e dei diritti dei cittadini».