Igoni Barret (Traduzione Michele Martino)

L'amore è potere, o almeno gli somiglia molto

66thand2nd, 2018, pp. 252, € 16,00

di Raffaello Zordan

Un pericolo c’era. Che questi nove racconti potessero accontentarsi di essere un esercizio di stile. Pagine brillanti e spiritose quel tanto che basta per attirare l’attenzione di uno sceneggiatore e dunque esposte al rischio di diventare l’intelaiatura di una qualche serie televisiva…

Scampato pericolo (per quello che ne sappiamo), perché l’autore – che ha pubblicato i racconti in lingua inglese nel 2013 con Graywolf Press eche conosciamo in Italia per il suo primo romanzo Culo nero (66thand2nd, 2017) – non vuole intrattenere, navigando sulla superficie delle cose e rimestando luoghi comuni. È ben deciso a osservare come si costruiscono e si distruggono le relazioni umanee non si stanca di interrogare una quotidianità sfuggente, beffarda, disseminata di trappole.

Ciascun racconto possiede un ritmo diverso ma Barrett, nato nel 1979 a Port Harcourt (Nigeria), per far accomodare e per orientare il lettore (ottimi anche le note del traduttore e il glossario), fornisce sempre e subito le coordinate ambientali, sociali e psicologiche.

Che si tratti di un poliziotto alle prese con la corruzione e accudito dalla moglie; dei legami di una donna bianca sudafricana nel mondo delle ong di Nairobi; dei vissuti di due anziane donne, da sempredirimpettaie, che «non si erano mai chiamate per nome, non avevano mai avuto una conversazione e non si erano mai salutate»; di un giovane, prigioniero dell’alitosi, su un autobus all’ora di punta; del duello, a suon di birre e di donne, fra due uomini incrociatisi per caso.

I racconti che risultano meglio calibrati e più dotati di respiro narrativo hanno un elemento comune: la scena è saldamente tenuta da due personaggi che si fronteggiano, che si sfidano non necessariamente sul terreno sentimentale. E così azioni risolute e affermazioni definitive lasciano intravedere paesaggi interiori, non di rado costituiti di asperità, debolezze, chiaroscuri.

Il fatto è che siamo tutti, giocoforza, più o meno esperti di relazioni e tutti in grado di abbozzare previsioni sulle tensioni e i mutamenti che si prospettano. Ed è qui che si sente la tessitura del narratore abile nel delineare caratteri, nel mescolare toni e nel tenere felicemente sulla corda il lettore.

Tuttavia, dai prossimi racconti ci aspettiamo di meglio. Vorremmo personaggi di maggior peso specifico, come Ma Bille protagonista, con i suoi cinque cani, del racconto La cosa peggiore di tutte. La letteratura è un territorio sconfinato e proprio per la sua assenza di confini dà modo di accostare le più diverse letture e percezioni di ciò che chiamiamo realtà. Anche a costo di ripeterci: questi nove racconti ci dicono qualcosa della creatività e del talento che si sprigionano dalla Nigeria e ci consentono di rompere quei recinti mentali dentro i quali siamo soliti confinare le Afriche.