Marcello Lorrai

Cuba

Tam, 2018, pp. 160, € 9,50

Avrebbe il retroterra culturale, l’età e il curriculum (giornalista di Radio Popolare e collaboratore del Manifesto e di Nigrizia) per rimanere intrappolato nello slogan “Cuba sì, yankee no”. Invece Lorrai racconta di una Cuba che, alle soglie dei sessant’anni della rivoluzione castrista (1959) e nella débâcle di tutti i socialismi più o meno reali, risulta contradittoria e un pochino confusa. Per dire: nemmeno nella patria di Fidel, neri e mulatti se la passano bene. Si chiama discriminazione razziale.