Cecilia Strada

La guerra tra noi. "Sono andata lontano. Per capire quello che succede qui".

Rizzoli, 2017, pp. 182, € 18,00

di Efrem Tresoldi

Non possono lasciare indifferenti le narrazioni di incontri con donne, bambini e uomini straziati da armi da fuoco, bombe e mine curati negli ospedali di Emergency in Afghanistan, Iraq, Yemen, Sudan... Storie raccontate con empatia dall’autrice che conosce da vicino la realtà della guerra. Cecilia Strada, figlia di Teresa Sarti e Gino Strada, fondatori di Emergency, è stata prima presidente per otto anni e ora è nel consiglio direttivo dell’organizzazione non governativa italiana che fornisce assistenza gratuita alla vittime di conflitti.

La guerra, però, non è una realtà lontana, è più vicina di quanto immaginiamo. Istintivamente pensiamo sia fuori dalla nostra realtà perché combattuta in Siria, Afghanistan, Iraq, Sud Sudan e in altri luoghi geograficamente distanti da noi. Ma gli effetti di conflitti armati lontani si ripercuotono su di noi: c’è più insicurezza e più paura. Lo spiega fin dall’inizio l’autrice. Camionette dell’esercito nei nostri quartieri, barriere di cemento anti strage, controlli con metal detector, soldati con mitra in metropolitana… sono misure di sicurezza permanenti imposte alla nostra società dopo la serie di atti terroristici che hanno ferito negli ultimi anni le città della nostra Europa. La guerra è tra noi.

I migranti, in fuga da conflitti armati, che arrivano in Occidente sono un altro filo che collega guerre lontane alla nostra realtà. Il libro narra di esperienze sconvolgenti di profughi. Come quella di Mohammad – dieci anni, della minoranza afghana degli hazara – confinato su una roccia nell’isola di Nauru nell’Oceania, che riesce a essere accettato con la sua famiglia in Australia solo dopo tre anni di attesa e dopo scioperi della fame da parte dei profughi in fuga dalle violenze dei talebani, dalle bombe della Nato, dalla miseria. O come quella del bambino sbarcato in Sicilia, o la nonna scappata dall’Eritrea con i suoi sette nipoti e che ha compiuto un viaggio di due anni per arrivare…

La guerra è tra noi anche per un motivo più diretto. Perché gli strumenti di distruzione e morte sono prodotti sul nostro territorio. Più precisamente a Domusnovas, nel sudovest della Sardegna dove l’azienda Rwm Italia produce bombe per l’Arabia Saudita coinvolta dal 2015 nella guerra in Yemen. L’aviazione a guida saudita è accusata di aver sganciato bombe made in Italy su case, ospedali, fabbriche e mercati, causando la perdita di migliaia di vite umane, un numero elevato di feriti e tre milioni di sfollati. Tutto ciò in barba alla Legge 185 del 1990 – ci ricorda Cecilia Strada – che vieta espressamente l’esportazione verso paesi in stato di conflitto armato e in spregio alle risoluzioni approvate dal parlamento europeo che invita i paesi membri a imporre l’embargo d’armi all’Arabia Saudita.

Rimaniamo in Sardegna perché è lì che l’autrice (capitolo 10) ci conduce per farci capire come la guerra e i suoi preparativi hanno un impatto sulla vita delle persone e sull’ambiente naturale dell’isola. «Oggi la Sardegna è costretta a ospitare il 65% delle servitù militari di tutta Italia: la base aerea di Decimomannu, la polveriere Santo Stefano e i tre poligoni di Capo Teulada, Capo Frasca e Quirra». Nei poligoni militari si fanno esercitazioni e vengono fatti esplodere ordigni con l’immissione nell’aria di polveri sottili che inquinano l’aria, l’acqua e la terra. A distanza di chilometri da Quirra «i cittadini del comune di Escalaplano parlano di un numero allarmante di tumori e aborti». Sì, la guerra è qui, tra noi.