Vins Gallico, Fabio Lucaferri

La Barriera

Fandango, 2017, pp. 292, € 18,00

di Jessica Cugini

È il 2029, la Germania abbatte i velivoli non autorizzati che il radar segnala mentre sorvolano il territorio tedesco. I migranti non arrivano più tramite i barconi degli scafisti o i treni, ma per mezzo di piccoli aerei carrette del cielo; vengono catapultati nei laghi a 30 metri d’altezza, se centrano la pozza d’acqua bene, sennò il viaggio finisce lì. Tanto i piloti hanno comunque intascato da ciascun disperato i 3mila euro richiesti per il tragitto. Il resto non è più un problema che li riguardi. Loro invece, i migranti, hanno pillole proteiche e barrette idratanti per affrontare con carico leggero il viaggio. Non avrebbero alcun’altra possibilità di superare la Barriera che circonda la Germania. Per entrare devono essere muniti di un “identity matrix”, una sorta di codice a barre, tatuato sul polso. Se non lo hanno le centraline dotate di scanner, che piantonano ogni strada, li segnaleranno alle forze dell’ordine e ai locali con un fascio di luce. Il matrix è vitale, fa da carta d’identità, carta di credito, badge di lavoro. Per questo c’è un contrabbando di codici rubati che coinvolge vivi e morti. A gestire i trapianti di codici è la mafia, avvalendosi di medici corrotti e consenzienti. Questo è lo scenario che abita il romanzo, in cui al centro ruotano le storie di Mino e Flora. Il primo è in fuga dalla Calabria verso Berlino, dove abita un vecchio amico Nils, che scompare subito dalla scena. La seconda è un’italiana emigrata da tempo, che si offre di aiutarlo.