Rodolfo Casadei (Prefazione di Eugenio Borgna)

Grégoire. Quando la fede spezza le catene

Emi, 2018, pp. 159, € 16,00

di Pier Maria Mazzola

Quelli che erano gli indemoniati e poi “i matti” sono oggi riconosciuti come persone affette da uno dei tanti disturbi che vanno dal disagio mentale alla malattia psichica: autismo in tutte le sue forme, stati maniacali, disturbi depressivi, compulsivi, disturbi della condotta, personale e sociale… Vengono formulate diagnosi, e ci sono protocolli di cura con trattamenti farmacologici, psicoterapeutici, comportamentali… Il tutto, nell’orizzonte della guarigione e anche per favorire la visibilità sociale e il superamento dello stigma sui “pazzi”. Una rivoluzione, peraltro mai conclusa, che in Italia ha avuto il suo momento alto nella Legge Basaglia, promulgata giusto quarant’anni fa.

Quella su cui Grégoire Ahongbonon aprì gli occhi venticinque anni fa, a Bouaké, era una condizione del tutto “pre-basagliana”: un uomo che frugava tra i rifiuti attorno alla rotatoria della cattedrale, con movenze animalesche più che umane, seminudo, sporco, lo sguardo perso e dolente. Grégoire, un beninese che in Costa d’Avorio era venuto da immigrato, facendovi il gommista e per un po’ anche il padroncino di una compagnia di taxi, rimane folgorato da quella visione. Coinvolge il gruppetto di preghiera da lui animato, il quale già presta un’attenzione speciale ai sofferenti nel corpo, e si dedica ai malati nella mente. Scoprirà ben presto una realtà di segregazione e repressione – nelle famiglie e nei “campi di preghiera” di sedicenti profeti – sconvolgente. Arriverà ad armarsi personalmente di tenaglie e arnesi vari per liberare tanti, uomini e donne, letteralmente incatenati agli alberi o con le caviglie strette in ceppi.

Questo libro ripercorre con dovizia di dettagli, attinti alla viva voce del protagonista, l’avventura di un uomo – con moglie e sei figli – che non ha saputo metter freno all’irresistibile richiamo che gli «ultimi degli ultimi dell’Africa» esercitano su di lui. Un percorso che ha conosciuto anche opposizioni: da parte della società, è ovvio, come pure da parte del mondo sanitario “politico”. La sua tenacia – e la fede in Cristo, come lui non mancherebbe di ribadire – lo hanno portato a risultati inimmaginabili. A oggi, si stimano in circa sessantamila le persone che sono passate, e che in parte vi sono tuttora presenti, per i centri della “San Camillo de Lellis”, l’associazione che Grégoire ha fondato: una rete di decine di luoghi di accoglienza e punti di consultazione sparsi tra quattro paesi (anche in Togo, Burkina Faso e nel suo Benin). Centri che non hanno nulla dei manicomi o degli orripilanti “campi di preghiera”, e dove gli infermieri sono, ove possibile, ex malati in grado di aiutare i nuovi ospiti.

Se gli inizi sono stati spontaneistici, nel tempo l’aspetto “scientifico” è andato consolidandosi, come testimonia il rapporto che si è stabilito con un gruppo di psichiatri italiani di scuola basagliana. Una storia esemplare.